“Contro Ruotolo e la fidanzata gravi indizi di colpevolezza”

Giosué Ruotolo e Rosaria Patrone (foto dal web)
Giosué Ruotolo e Rosaria Patrone (foto dal web)

Il Procuratore capo di Pordenone, Marco Martani, durante la conferenza stampa sugli ultimi sviluppi delle indagini sul duplice delitto di Pordenone, in cui restarono uccisi Trifone Ragone e Teresa Costanza, e per cui è finito in carcere nelle scorse ore Giosuè Ruotolo, ha fatto delle importanti dichiarazioni: “Testimone chiave è il runner, un atleta che stava facendo jogging attorno al palazzetto dello sport”. La magistratura inquirente fa sapere che questo testimone “ha incrociato le vittime che ricorda mentre stavano per salire sulla loro auto incamminandosi lungo via Amendola, indicando precisamente ai Carabinieri la zona dove si trovava in quell’istante”.

Martani ha proseguito: “Lo stesso atleta ha completato il proprio allenamento nella stessa zona del parco di San Valentino. Si tratta di 420 metri percorsi in un lasso di tempo compreso tra due minuti e mezzo e tre minuti. La medesima telecamera inquadra trenta secondi prima la vettura di Ruotolo: cioè poco dopo che l’omicidio è stato commesso. La vettura di Ruotolo si doveva quindi per forza trovare nel luogo in cui l’omicidio è stato commesso”.

Quella stessa vettura, spiega il procuratore capo, “in una seconda curiosa coincidenza si ferma nel parco di San Valentino per un percorso di jogging: il tempo dichiarato da Ruotolo è incompatibile col tracciato riferito. Il percorso è invece compatibile con la possibilità di raggiungere la zona del laghetto dove è stata trovata la pistola. Non è vero nemmeno che la sosta fuori dal palasport è durata solo dieci minuti, ma almeno 25 minuti prima del momento in cui lo ritraggono in uscita dal parcheggio”.

Conclude Martani nel suo ragionamento: “Ruotolo è quindi rimasto nel parcheggio per molto tempo e tanti stalli si erano nel frattempo liberati: inverosimile quindi che egli si sia fermato per soli dieci minuti e senza poter lasciare l’auto in sosta in un parcheggio, come dichiarato per giustificare la propria presenza e l’improvvisa decisione di andarsene proprio nei secondi in cui l’efferato crimine veniva consumato”.

Gravi indizi di colpevolezza

Nel registro degli indagati era finita pure Rosaria Patrone, 24 anni, studentessa, fidanzata di Ruotolo, destinataria ieri di un provvedimento di arresto e rinchiusa ai domiciliari. Secondo Martani, “esistono gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Ruotolo per i quali si è evidenziata la sussistenza di esigenze cautelari: nel caso specifico ha inciso il pericolo di inquinamento delle prove poste in atto tanto da Ruotolo quanto dalla fidanzata Maria Rosaria Patrone”.

Il procuratore capo rileva: “Il quadro giudiziario nei confronti di Ruotolo si è andato progressivamente aggravando anche se dal mese di ottobre, dopo il primo interrogatorio, gli elementi a carico dell’indagato erano già molto consistenti. Siamo nel più classico processo di carattere indiziario: non c’è Dna, né qualcuno che ha visto l’omicidio o il momento in cui si disfaceva dell’arma”. L’ipotesi è che il delitto sia maturato al termine di un violento diverbio.

Sottolinea infine Martani: “Siamo persuasi che Ruotolo fosse presente sul luogo del delitto nelle fasi in cui questo si consumava: il suo veicolo, per sua stessa ammissione postuma, si trovava a otto metri e mezzo da quello delle vittime. Tuttavia la sua vettura è stata ripresa dalla videosorveglianza subito dopo nella zona del parco di San Valentino, esattamente dove poi è stata ritrovata l’arma del delitto. Fondamentale è stato il ruolo della tecnologia e la presenza delle telecamere della videosorveglianza”.

GM