Una trappola per Luca: “Vieni, ti diamo dei soldi”

Luca Varani (Facebook)
Luca Varani (Facebook)

“Vieni che c’è roba e soldi per te”, questo il contenuto del messaggio che Marco Prato ha inviato dal suo cellulare a Luca Varani, 23 anni, ucciso in un appartamento del quartiere Collatino, alla periferia di Roma, per attirarlo nella trappola mortale. Il giovane risponde: “Quanti?”. Da qui inizia un breve scambio in cui il 29enne organizzatore di eventi gay rende nota la cifra: “120 euro”. Luca Varani sembra accettare: “Dove ci vediamo?”. Questa la risposta di Marco Prato: “Ho una casa a disposizione tutta per noi in via Igino Giordani”.

Si consuma poi la tragedia, i cui contorni sono stati chiariti nell’interrogatorio dell’altro giovane aguzzino, Manuel Foffo: “Ricordo solo che la morte è sopravvenuta dopo tanto tempo e Luca ha sofferto molto. Lo abbiamo davvero torturato”. Era stato lo stesso Foffo a chiamare in causa il suo complice Marco Prato: “Ammetto di aver ucciso il ragazzo che avete trovato nel mio appartamento” – ha detto davanti ai carabinieri – “L’ho fatto insieme con il mio amico Marco Prato. Abbiamo usato due coltelli e un martello. Io ho colpito Luca al collo e forse anche in altre parti del corpo”.

Foffo aveva anche fatto delle dichiarazioni da mettere i brividi: “Abbiamo passato la giornata e dormito con il morto in casa”. Per entrambi gli assassini di Luca Varani, il pm Francesco Scavo ha chiesto al gip Riccardo Amoroso la convalida degli arresti e l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

GM