L’infermiera killer: “Almeno così dormono tranquilli”

I controlli dei Nas (ritaglio video)
I controlli dei Nas (ritaglio video)

Fausta Bonino, la 55enne infermiera impiegata presso l’ospedale di Piombino, arrestata ieri dai carabinieri del Nas di Livorno con l’accusa di aver compiuto 13 omicidi, somministrando dell’eparina, un farmaco anticoaugulante, a un paziente l’estate scorse disse: “Almeno così dorme”. Secondo le accuse, la donna avrebbe commesso i delitti nei confronti dei pazienti tutti ricoverati, a vario titolo e per diverse patologie, nell’unità operativa di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Piombino, a cavallo tra il 2014 e il 2015.

Le sue vittime, donne e uomini tra i 61 e gli 88 anni, non avevano patologie gravi e spiegano i Nas la somministrazione di eparina ha provocato in alcuni casi “una rapida, diffusa e irreversibile emorragia con conseguente morte”. I pazienti rimasti uccisi nel 2014 sono Marco Fantozzi, morto il 19 gennaio 2014 era stato ricoverato per insufficienza respiratoria, Terside Milianti, morta il 27 giugno 2014, era stata ricoverata per embolia polmonare. Adriana Salti, morta il 22 settembre 2014, Enzo Peccianti morto il 2 ottobre 2014 e ricoverato per insufficienza respiratoria, Elmo Sonetti ricoverato per intervento chirurgico e morto il 24 novembre 2014, Marise Bernardini arrivata al pronto soccorso il 25 novembre 2014 e morta il giorno seguente. Lilia Mischi, morta il 20 dicembre 2014 e Alfo Fiaschi il 28 dicembre 2014.

Cinque le vittime dell’infermiera killer lo scorso anno: Franca Morganti, morta il 9 gennaio 2015. Mario Coppola ricoverato il 10 marzo per insufficienza respiratoria acuta e morto il giorno seguente, Angelo Ceccanti ricoverato per una tracheotomia e morto il 2 luglio 2015, Marcella Ferri ricoverata per una valvoplastica e protesi all’anca e morta nell’agosto 2015. E Bruno Carletti, ricoverato per una frattura al femore e morto il 29 settembre 2015.

Le reazioni della Regione

Ha sottolineato l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi: “L’indagine è partita sulla base di due denunce da parte del sistema sanitario nazionale, appena avuto il sospetto del coinvolgimento dell’indagata nei fatti, l’infermiera venne spostata dal suo posto di lavoro”. L’esponente della giunta Rossi parla di una “storia orribile alla quale si fa fatica a credere” e aggiunge: “Continueremo ad assicurare alla giustizia tutta la nostra collaborazione nel proseguimento delle indagini, voglio sottolineare ancora che si tratta di un caso isolato: la missione di un infermiere non è certo quella di dare la morte, ma invece curare, assistere, alleviare il dolore. E questo fanno, con deontologia professionale, gli infermieri del servizio sanitario toscano”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Enrico Rossi, governatore della Toscana: “Singoli episodi negativi e terribili, come quelli di Piombino, anche se venissero confermati, non non possono gettare fango sull’intera categoria e nemmeno sul sistema sanitario toscano ed italiano. Frequentando di recente, per ragioni familiari, gli ospedali sono rimasto contento nel vedere con quanto giusto orgoglio professionale, sentimento e affetto, molti infermieri e molti medici ricevessero ringraziamenti dai familiari e dai malati, dopo il ricovero”.

GM