Chiamano paramedico: “Un bimbo sta male”. Poi la tragica scoperta

Pete Keach e il suo bambino (websource)
Pete Keach e il suo bambino (websource)

Sono passati quattro anni dalla morte del piccolo Sam, ma Pete Keach, 36 anni, residente a Rye, in Australia, non scorda quel giorno che cambiò la sua vita. Era in servizio come paramedico, quando ha preso una chiamata proveniente esattamente dalla zona in cui abitava con sua moglie Georgie, 37 anni, e il figlioletto. Era il giugno del 2012: l’uomo si precipitò con il mezzo su cui era a bordo verso casa e fece la terribile scoperta. Il suo bambino era infatti deceduto.

Solo ora, a distanza di anni, Pete Keach si mostra determinato a raccontare quel dolore, aiutando la ricerca e sostenendo le famiglie che si sono ritrovate a perdere un figlio per la sindrome della morte in culla (Sudden infant death syndrome). Spiega il genitore al ‘Daily Mail Australia’: “Ricordo ogni secondo di quella giornata. Ero in ambulanza con un paziente quando è arrivata una chiamata alla radio. Si trattava di un’emergenza nella mia zona, così ho tentato di chiamare Georgie, ma non rispondeva: era impegnata a parlare con gli operatori del servizio d’emergenza. Aveva trovato il nostro Sam che non respirava, inerte nella sua culla”.

“Ho chiamato in centrale e mi hanno confermato che si trattava del mio indirizzo” – prosegue nel racconto Pete Keach – “Mi sono messo d’accordo con un collega per montare su un’altra ambulanza, consegnare il mio paziente e sono tornato a casa. Alle 22 la mia strada era illuminata dalla luce di tre ambulanze. Ho raggiunto Georgie, era in camera di Sam: era morto, ci aveva lasciati. Io e mia moglie ci siamo seduti uno a fianco all’altro e lo abbiamo coccolato”. Da quel momento sono nate altre due bimbe e la coppia di genitori ha iniziato una raccolta fondi che aveva come obiettivo mille euro, ma che finora ha fruttato venti volte tanto. “Superare la morte di mio figlio è impossibile. Immaginavo di vederlo crescere, di condividere gli stessi hobby, di vederlo andare a scuola quest’anno. Quello che ci resta da fare è dare una mano agli altri”, ha chiosato Pete Keach.

GM