Morte della ricercatrice, il senegalese sospettato non si trova

Djibi Ba (Web)
Djibi Ba (Web)

Valentina Tarallo, originaria di La Loggia, comune a sud di Torino, è la giovane ricercatrice universitaria di 29 anni che è stata uccisa nel quartiere degli ospedali universitari, a Ginevra, lo scorso 12 aprile. Da allora gli inquirenti hanno concentrato le loro ricerche nei confronti di Djiby Ba, un senegalese che si era già fatto notare dalle forze dell’ordine italiane. Infatti l’uomo viveva a Cislago vicino a Varese ed era stato denunciato per maltrattamenti in famiglia dall’ex moglie italiana. Dall’inizio del 2014 era irreperibile. Dal suo profilo Facebook si capisce che è stato in Portogallo, per un periodo di studi e poi a Ginevra, dove ha seguito alcuni corsi professionali. Da allora l’uomo era sparito nel nulla. Salvo ricomparire a Ginevra e ritornare in cima alla lista dei ricercati dopo questo efferato omicidio.

“Indagini delicate, nessuna novità” dicono le autorità di Ginevra. Anche se da quello che trapela l’uomo “fortemente indiziato nell’omicidio” sarebbe stato identificato grazie alle impronte digitali rinvenute sulla spranga di ferro, presa in un cantiere edile nei pressi di Avenue de la Croisette, dai racconti degli amici di Valentina, con i quali si era confidata, e dai molti i testimoni che lo hanno indicato come colui che ha aspettato la ricercatrice sotto casa e l’ha uccisa. I vicini di casa ai tempi in cui viveva in provincia di Varese, come spesso accade in questi casi, ne parlano bene: “Non sembrava una persona violenta – raccontano – e non si è mai saputo di litigi in famiglia di particolare gravità. Quando si stavano separando la moglie è andata a vivere per un periodo con la madre. Era simpatico ed educato”. Dalla Svizzera arriva un ritratto diverso e i vicini di Valentina ne parlano in toni poco edificanti aggiungendo anche il racconto di un episodio significativo: “L’anno scorso, una volta, rientravamo intorno all’una di notte, quando lei è uscita dal suo appartamento in lacrime, molto pallida, affermando che qualcuno la stava importunando”.

Nel frattempo, in attesa di sapere come siano andate le cose e chi abbia davvero ucciso Valentina, sul suo tavolo di lavoro al settimo piano del Centre Medical Universitaire di Ginevra, è stata accesa dal giorno della sua morte una candela rossa, tra due mazzi di rose. Lì vicino una foto della ragazza in gruppo con i suoi colleghi.

F.B.