Referendum, niente quorum. I renziani esultano

Seggio elettorale (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Seggio elettorale (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

La missione era impossibile: convincere la metà della popolazione italiana a recarsi alle urne per il quesito referendario sulle trivellazioni in mare. Alla fine, come preventivato, il quorum non è stato raggiunto e appena un italiano su tre è andato a votare. Schiacciante la vittoria dei Sì: a chiedere l’abrogazione della norma sono stati l’85% di coloro che ieri hanno scelto di recarsi alle urne, ma si tratta di un dato senza alcun valore. A parte la Basilicata, in nessuna Regione italiana si è recato alle urne più della metà degli aventi diritto, nemmeno la Puglia e l’Abruzzo, dove in tanti si spendono da mesi nelle battaglie contro le trivellazioni.

“Il governo non si annoverano nella categoria dei vincitori ma crede che i vincitori siano gli operai e gli ingegneri che domani torneranno alle loro piattaforme sapendo di aver conservato il posto di lavoro. E’ per loro che ho invitato all’astensione. Levo il calice con quelle oltre diecimila persone che hanno conservato il posto di lavoro”, è stato il primo commento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il quale dopo aver osservato che “la demagogia non paga” ha aggiunto: “E’ stato inutile buttare via 300 milioni di euro per questo referendum, quando la prima cosa che viene chiesta alle Regioni è di abbattere le code per la sanità. Con quella cifra avremmo potuto acquistare 350 nuove carrozze per il trasporto pendolare”.

Secondo Renzi, “una parte della classe dirigente di questo Paese si dimostra autoreferenziale. Vivono su Twitter, su Facebook”, poi lanciata la sua frecciata ad alcuni amministratori locali: “Gli sconfitti sono quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che ha voluto cavalcare un referendum per esigenze personali politiche”. Replica il governatore di Puglia, Michele Emiliano, che questa battaglia referendaria ha sostenuto: “Sono andate a votare 14 milioni di persone. Un successo strepitoso che impegna il governo a cambiare politica industriale ed energetica”. Poi passa al contrattacco: “Io non consento a nessuno, neanche a lui, di trasformare una battaglia di civiltà come quella che abbiamo condotto, di trasformarla in una vicenda ipocrita. E’ inaccettabile”.

Il renziano twitta #Ciaone

Che il quorum fosse una chimera era già chiaro alle 19, quando è arrivato il secondo dato dell’affluenza e mancavano appena quattro ore alla chiusura dei seggi. A quel punto, il renziano Ernesto Carbone twitta: “Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare”, con tanto di hashtag #ciaone che fa infuriare tutti, anche chi non è andato a votare: “Anche a me elettore Pd e che oggi non ho votato non fa impazzire questa ostentazione. Onorevole, sulla sostanza son d’accordo con lei. Ma se stemperiamo tutti i toni («ciaone»?) ci guadagna l’Italia”, commenta un utente.

Durissima la minoranza dem dopo l’uscita di Carbone. Scrive Miguel Gotor, senatore Pd: “Trovo imbarazzante che in queste ore dirigenti di spicco del Partito democratico stiano irridendo a colpi di tweet quei cittadini che hanno scelto di votare al referendum e dunque di partecipare in modo attivo alla vita democratica del proprio Paese. Si tratta di un atteggiamento irresponsabile perché non sembrano rendersi conto che fra loro ci sono anche tanti iscritti ed elettori del Pd e che esaltare la scelta dell’astensione alla vigilia di importanti elezioni amministrative e pochi mesi prima del referendum sulla Costituzione rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang per lo stesso Partito democratico”.

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GM