Lasciate piangere i vostri bebé? Ecco le conseguenze

Neonato piange (LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)
Neonato piange (LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

In tanti sono convinti che pochi minuti di lacrime non fanno male al neonato o al piccolo di pochi mesi, anzi lo possono aiutare a conciliare calma e sonno: tale tecnica, sviluppata dal dottor Richard Ferber, neurologo e pediatra dell’Università di Harvard e presso l’ospedale pediatrico di Boston, viene definita di “attesa progressiva” e conosciuta anche come “metodo 5-10-15”. Si tratta di una tecnica utilizzata da tantissimi genitori in tutto il mondo, ma le conseguenze per il bambino sono tutt’altro che positive, in quanto questi accumula una grande quantità di stress.

In un’intervista a Süddeutsche Zeitung, Karl Heinrich Brisch, primario di medicina psicosomatica presso l’ospedale pediatrico dell’Università di Monaco, spiega che i neonati, quando lasciati piangere dai genitori, “apprendono molto presto ad attivare nel cervello un piano di emergenza, molto simili al riflesso di tanatosi osservato negli animali quando sono in pericolo di vita, che consiste nel simulare la morte”. In sostanza, i piccoli imparano ad adattarsi allo stress.

“I bambini hanno paura della morte, ogni secondo che passa”, rileva Fabienne Becker-Stoll, direttrice dell’Istituto di Pedagogia infantile della Baviera, sottolineando: “I bambini hanno bisogno di calore fisico su cui poter contare, al fine di soddisfare i loro bisogni psicologici elementari e di far diminuire lo stress. È solo in questo modo che possono costruire un legame saldo con i genitori e poi con le persone intorno a loro”.

Se i genitori non intervengono subito dopo il pianto del piccolo sembrano volergli dire: “Puoi piangere quanto vuoi, nessuno verrà ad aiutarti”. Il metodo dell’”attesa progressiva” non ha alcuna validità pedagogica, dunque, anzi secondo alcuni scienziati dell’Università di Notre-Dame, negli Stati Uniti, chi è stato accudito e coccolato durante i primi mesi di vita, se la sono cavata molto meglio in età adulta.

GM