La “tassa” sui pusher per finanziare il terrorismo islamico?

Contrasto ai pusher (MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)
Spaccio (MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

I piccoli spacciatori maghrebini verserebbero una percentuale sugli incassi per finanziare il terrorismo islamico: questa l’ipotesi investigativa della procura della Repubblica di Bologna e in particolare del gruppo antiterrorismo guidato dal procuratore aggiunto Valter Giovannini. A portare gli inquirenti verso questa pista ci sono le dichiarazioni rese davanti ai pm di diversi pusher, i quali hanno raccontato di versare periodicamente a persone in qualche legate al mondo religioso islamico una parte dei ricavi.

Non si tratterebbe di un’anomalia in quanto è scritto infatti nella legge musulmana che fare offerte alla comunità islamica contribuisce a espiare i propri peccati, ma l’antiterrorismo nell’ultimo periodo ha alzato la guardia e capire due cose: innanzitutto se si tratta di contributi volontari o se quei soldi vengono invece estorti, in secondo luogo se quelle somme finiscono in beneficienza o in un fondo cassa che serve a finanziare attività illecite di matrice terroristica.

Inoltre, venerdì scorso, durante un normale controllo di polizia in zona Bolognina, un ragazzo 25enne tunisino, senza i documenti in regola per poter stare in Italia, è stato trovato con in tasca una pianta della metropolitana di Parigi, con due fermate cerchiate. Il giovane ha detto di essere stato due volte nella capitale francese per cercare lavoro e di non sapere nulla degli attentati dello scorso novembre. In tasca aveva però un ritaglio di giornale riguardante l’arresto in Francia di un presunto terrorista, un elemento che però non è sufficiente per fermarlo, così è stato espulso.

Intanto, sul caso la Procura ha aperto un’inchiesta per reati di terrorismo e disposto il sequestro dei cinque cellulari che il giovane aveva con sé; si cerca di capire se dall’analisi degli smartphone possa emergere qualche elemento utile alle indagini dell’antiterrorismo. Infine, agli investigatori dell’antiterrorismo di Bologna risultano diversi soggetti, tutti maghrebini, che per andare in Spagna da Bologna sono passati da Parigi, portando con loro borse piene di cellulari.

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GM