Laura, la giovane mamma fuggita dall’Isis

Laura Passoni (foto dal web)
Laura Passoni (foto dal web)

Laura Passoni, 30 anni, cittadina belga ma di evidenti origini italiane, vive a Jumet, piccolo centro nei pressi di Charleroi. Aveva un figlio di quattro anni, nato da una precedente relazione, quando ha conosciuto Oussama Rayan, un uomo di origini tunisine. I due lavoravano nello stesso supermercato e presto hanno intrecciato una storia d’amore, che ha spinto la donna a convertirsi all’Islam. Da quel momento è iniziato per entrambi un processo di radicalizzazione, che ha spinto l’uomo a unirsi all’Isis, trasferendo la famiglia in Siria, vicino ad Aleppo.

Ha raccontato Laura Passoni a ‘Repubblica’: “Lui mi ha messo in testa tutte quelle cose sull’Isis, ma la loro propaganda è fortissima e ci sono cascata. Mi sono radicalizzata, vedevo il Califfato come l’unico posto giusto per i veri musulmani. Non sono stata costretta, sono stata convinta. Andammo in crociera a Smirne, in Turchia, e da lì raggiungemmo il confine con la Siria. L’Isis non ci ha fornito documenti, ma avevamo trovato un appartamento. Non c’erano tasse da pagare, la sanità era gratuita e usano cure mai viste in Europa. La vita però era molto cara, e i soldi erano pochi”.

Da quel momento, per Laura Passoni inizia l’incubo: “Mi era vietata qualsiasi cosa, dovevo solo occuparmi della casa e dei figli. Non potevo uscire di casa o andare su Internet senza la presenza di un uomo, mi sono sentita subito prigioniera. Non mi sono mai state fatte violenze, ma obbedivo nel terrore che potessero prendere mio figlio. Era tutto l’opposto di quello che prometteva la propaganda del Califfato, e a un certo punto realizzai che non volevo che mio figlio diventasse un terrorista”. Tornata in Belgio, la donna si è vista togliere per tre mesi i figli, affidati ai nonni, inoltre la giustizia belga l’ha condannata a cinque anni con la condizionale.

Oggi Laura Passoni si confronta con i familiari degli altri foreign fighters, a cui racconta la sua esperienza: “Se avete intenzione di partire, non fatelo. Vi illudono che vivere sotto l’Isis sia perfetto, ma non è così, e una volta lì è quasi impossibile tornare indietro. Io sono stata molto fortunata, ma ho comunque rovinato la mia vita. Prima di prendere decisioni, parlatene sempre con qualcuno e non fatevi fare il lavaggio del cervello”.

I precedenti

Sono aumentati negli ultimi tempi i tentativi di scappare dall’Isis da parte degli occidentali che avevano imbracciato le armi per combattere la jihad: nei giorni scorsi, Hélène, una francese di 23 anni convertitasi nell’agosto 2014, è riuscita a fuggire dai feudi siriani dello Stato islamico e a tornare in patria. Vicenda simile a quella di Meriem Rehaily, la ragazza di 19 anni residente nel padovano scomparsa nel nulla lo scorso luglio per unirsi all’Isis, la quale nei giorni scorsi, secondo una telefonata intercettata dai carabinieri del Ros, ha chiamato al cellulare un familiare, chiedendo aiuto.

Secondo gli attivisti della “Rete Siria”, “per fare fronte alla mancanza di risorse umane che sta soffrendo a causa della fuga di un gran numero di militanti e dell’aumento del numero dei morti”, l’organizzazione del califfato “recluta i bambini pagando loro alti stipendi, approfittando delle difficili condizioni finanziarie dei familiari”. Non sempre, però, tutto va per il verso giusto, come accaduto a otto foreign fighter di origine olandese, accusati di aver tentato di disertare e di ammutinamento, che sono stati giustiziati dall’Isis nelle scorse settimane.

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GM