Pensioni, importanti novità sull’uscita anticipata

Il ministro Poletti e Tito Boeri (Web)
Il ministro Poletti e Tito Boeri (Web)

E’ un periodo di grandi proposte di cambiamento per il sistema pensionistico. Tanti input arrivano direttamente dall’Inps e dal suo presidente Tito Boeri e altrettanti spunti arrivano da parte del governo. Quel che è chiaro pare sia la volontà e la necessità di cambiare lo stato attuale delle cose. Sulle ricette per farlo invece c’è ancora molta confusione e disaccordo. Ieri il ministro Padoan si è detto favorevole a ragionare sul tema pensioni sottolineando che ci sono “margini”di intervento, poi è toccato al sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini, spiegare nel dettaglio su quali novità si sta lavorando in vista della legge di stabilità del 2017.

Il piatto forte pare essere il prestito pensionistico. In pratica si potrebbe uscire anticipatamente dal mondo del lavoro con un assegno inferiore a quello di pensione che andrebbe poi restituito una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento vero e proprio attraverso una decurtazione dell’assegno. Due progetti di legge in merito prevedono per esempio che si possa andare in pensione con 3 anni di anticipo ed un assegno mensile di circa 850 euro grazie ad un prestito-ponte da restituire poi a rate in 20 anni una volta maturati i requisiti pieni per andare in quiescenza. Il governo sta pensando anche a due diverse soluzioni: un sistema che preveda un esborso anche da parte delle aziende come è stato per le regole sul part time agevolato e un possibile coinvolgimento delle banche che potrebbero essere le erogatrici del prestito pensionistico.  Anche perché, spiega Nannicini, “se il costo è interamente a carico della finanza pubblica, al di là delle diverse proposte, siamo intorno ai 5 o 7 miliardi, a seconda dello sforzo, in termini di penalizzazioni, sul pensionato”.

Il secondo tema caldo è quello del rafforzamento del cosiddetto “secondo pilastro”. Si tratta cioè dei sistemi pensionistici integrativi che dovrebbero essere riformati prevedendo un maggiore utilizzo del Tfr congiunto ad un abbassamento della tassazione. Ad oggi meno del 30% degli occupati è iscritto a un fondo pensione integrativo e – tra le ipotesi – si ragiona su come allargare sensibilmente questa platea.

F.B.