Selvaggia Lucarelli: “Così metto alla berlina chi mi insulta”

Selvaggia Lucarelli (ritaglio video)
Selvaggia Lucarelli (ritaglio video)

“Da un paio d’ anni mi sollazzo con un’ attività tra il ludico e l’ educativo: mi procuro i numeri di telefono di alcuni utenti Facebook e Twitter che mi apostrofano sul web”, così su ‘Il Fatto Quotidiano’ la blogger Selvaggia Lucarelli, illustrando quindi le “varie tipologie di ‘leoni da tastiera’ con cui mi trovo sistematicamente ad avere a che fare”, a partire da chi dice che gli è stato rubato l’account: “Quando sente la mia voce al telefono, trascorre i primi quindici secondi a balbettare frasi sconnesse che potrebbero essere un ave maria o le sue volontà testamentarie”.

Selvaggia Lucarelli fa notare a chi la insulta che magari quelle frasi sono online da giorni e si sente rispondere “che purtroppo era fuori e non aveva accesso a Internet”. Poi c’è chi si giustifica dicendo che non intendeva dire ciò che ha detto: “Sono quei personaggi che presi dal panico tentano di buttarla in caciara. Sono, sostanzialmente, l’ equivalente di quelli che sorpresi dalla moglie con l’ amante mentre si fanno frustare nella posizione della pecora che bruca, esclamano: “Aspetta, non è come credi!”. Di solito, visto che intendevano altro, chiedo di chiarirmi cosa intendessero per p…a”.

Ci sono poi coloro che sostengono di scherzare e quelli che se la prendono con il T9, infine “quello denominato ‘leone di ritorno’. Quando gli dici chi sei si mettono in posizione fetale e chiamano mamma, poi si giustificano, poi si scusano, poi promettono di non farlo più, poi scodinzolano, poi danno la zampa, poi attaccano salutandoti e scusandosi ancora, poi vanno su Facebook e raccontano di avertele cantate di brutto”.

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GM