Aborti senza consenso, medici arrestati

Medici al lavoro (DESIREE MARTIN/AFP/Getty Images)
Medici al lavoro (DESIREE MARTIN/AFP/Getty Images)

Undici medici e sanitari dei reparti di Ostetricia e Ginecologia e di Anestesia del Presidio ospedaliero ‘Bianchi-Melacrino-Morelli’ di Reggio Calabria sono finiti sotto accusa per reati gravissimi come falso ideologico e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri nonché interruzione della gravidanza senza consenso della donna. Quattro di loro sono finiti ai domiciliari, mentre per altri sette, sei medici e un’ostetrica, è scattata la misura interdettiva della sospensione dell’esercizio della professione (medica e/o sanitaria) per la durata di 12 mesi.

L’operazione è stata eseguita dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza del capoluogo calabrese in applicazione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dalla locale Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica reggina. Grazie all’attività investigativa del Nucleo Polizia tributaria di Reggio Calabria è emersa l’esistenza di un sistema di copertura illecito, condiviso dall’intero apparato sanitario, attuato in occasione di errori medici commessi durante interventi eseguiti nei confronti di singole gestanti o pazienti, in modo tale da evitare di incorrere nelle conseguenti responsabilità soprattutto giudiziarie.

Nello specifico, i casi di malasanità che i sanitari hanno cercato di coprire riguardano due decessi di bambini appena nati, le irreversibili lesioni di un altro bimbo dichiarato invalido al 100%, i traumi e le crisi epilettiche e miocloniche di una partoriente, il procurato aborto di una donna senza il suo consenso e infine le lacerazioni strutturali ed endemiche di parti intime e connotative di altre pazienti.

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GM