Roberta Ragusa, la Cassazione non ha dubbi: “Fu omicidio”

Roberta Ragusa (foto dal web)
Roberta Ragusa (foto dal web)

Nelle 22 pagine di motivazioni con cui la Cassazione ha accolto i ricorsi presentati dalla Procura e dalle parti civili annullando con rinvio il proscioglimento di Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, vengono escluse “possibili ipotesi alternative alla fine violenta della donna”. La sentenza della Cassazione era stata emessa a metà marzo di quest’anno. Un anno prima, invece, il gup, Giuseppe Laghezza, aveva stabilito il ‘non luogo a procedere’ per insufficienza di prove. Per il giudice, “gli elementi acquisiti agli atti” erano “insufficienti, contraddittori o comunque inidonei a sostenere l’accusa in giudizio e nel contempo non impinguibili mediante l’istruttoria dibattimentale”.

Per la Cassazione, invece, è “escluso” che dagli atti dell’indagine sulla scomparsa “emerga in modo evidente l’innocenza dell’imputato” Antonio Logli. Inoltre, la fine violenta di Roberta Ragusa è “da ritenersi del tutto logica e coerente col compendio indiziario” raccolto nell’indagine nella quale è indagato Antonio Logli. Invece, il gup si sarebbe “appropriato di prerogative che non gli competono” negando il confronto in dibattimento dei vari testimoni e degli altri elementi di prova e comprimendo in tal modo “il diritto alla prova dell’accusa ed anche i diritti della difesa e delle altre parti”.

In definitiva, scrive la Cassazione, il gup “ha svolto un giudizio di merito sugli elementi probatori offerti dall’accusa, così sostituendosi in modo surrettizio al giudice della cognizione, al quale solo spetta, all’esito del dibattimento, stabilire se l’imputato, sulla base delle risultanze dibattimentali, possa o meno ritenersi colpevole”.

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GM