Doccia fredda per Bossetti: processo verso la sentenza

Bossetti e Yara (foto dal web)
Bossetti e Yara (foto dal web)

Non è arrivato il colpo di scena al processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, che vede Massimo Bossetti, il muratore di Mapello unico imputato per il delitto. I giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno respinto le richieste di perizia sul Dna e sull’allineamento delle telecamere di sorveglianza chieste dalla difesa del 44enne, in carcere per l’omicidio. Secondo i giudici, infatti, sarebbe “non decisivo ogni ulteriore accertamento” sul punto nell’ambito del dibattimento. È inoltre stato ritenuto “superfluo” l’accertamento chiesto dalla difesa sulle presunte riprese del furgone di Bossetti.

Invece, deve essere acquisita l’intera corrispondenza tra il muratore di Mapello e una detenuta del carcere di Bergamo che si chiama Gina. Il processo ora accelera: la Corte ha disposto che il 13 maggio prenda la parola il pm Letizia Ruggeri, poi la parte civile e i difensori in un calendario che si conclude il 10 giugno. Questo vuol dire che entro due mesi potrebbe arrivare la sentenza per uno dei casi di cronaca che hanno avuto più risonanza mediatica negli ultimi anni.

Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, legali di Bossetti, fin dal primo giorno hanno parlato di anomalie rispetto ai risultati scientifici raccolti sui leggings e sugli slip della 13enne che riportano alla traccia genetica di ‘Ignoto 1‘, poi identificato nel muratore di Mapello, sottolineando come, nel corso del dibattimento in aula, “le stesse indagini sul Dna abbiano mostrato risultati anomali e contraddittori”. L’assenza del Dna mitocondriale invalida la prova e anche il Dna nucleare presenta “numerosi problemi”, sosteneva la difesa nella richiesta di perizia.

Nonostante la doccia fredda, i legali di Bossetti non si perdono d’animo, come spiegato dall’avvocato Salvagni: “Bossetti è comunque fiducioso. Spera e crede che la verità, prima o poi, venga a galla”. Quindi ha sottolineato che la decisione dei giudici d’Assise “è una presa di coscienza del dubbio. La scelta di oggi può essere letta anche positivamente. E’ evidente che in questo processo le zone d’ombra sono ancora tantissime”. Gli fa eco Camporini: “Solo in questo processo succede che la difesa non abbia potuto vedere o toccare gli elementi portati dell’accusa”.

Concludono gli avvocati di Bossetti: “Dal nostro punto di vista noi la leggiamo come una impossibilità da parte dei periti di portare un risultato diverso rispetto a quello dei consulenti, il che significa che quel dubbio rimane, come ha già deciso un tribunale del Riesame e la Cassazione ha riconosciuto l’onestà intellettuale di questi giudici, ma essendo giudice di legittimità, non è entrata nel merito”.

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GM