Giovani disoccupati, un bar ha pensato a loro

I proprietari del "Caffè sospeso" (Web)
I proprietari del “Caffè sospeso” (Web)

Lidia Di Monte, fotografa trentenne, Claudio Aloia, regista e Irma Di Monte, attrice, hanno deciso di dare un segnale a quella generazione che proprio pochi giorni fa è stata per l’ennesima volta tirata in ballo parlando di pensioni che non arriveranno mai e età in cui si smetterà di lavorare più vicina agli 80 che ai 70 anni. E’ la generazione dei 30enni, molti dei quali disoccupati o con lavori sottopagati. Ed è proprio a loro che i protagonisti di questa storia hanno pensato quando hanno aperto nel quartiere Pigneto di Roma un locale chiamato “Caffè sospeso”, un riferimento diretto alla tradizione napoletana di lasciare un caffè pagato in cassa per chi non se lo può permettere. In questo bar, dove il caffè viene rigorosamente preparato con la tradizionale moka proprio come a casa, sopra al bancone c’è una scatola con la scritta “conto sospeso”. All’interno ci sono gli scontrini lasciati da chi frequenta il bar. Si può offrire una bevanda o un piatto del menu. I titolari del locale spiegano: “L’idea è di aiutare i giovani in difficoltà, senza lavoro nonostante lauree e master. E così abbiamo creato questo bar dove la solidarietà si trasmette tra i clienti. C’era diffidenza, chi chiedeva di pescare un conto sospeso aveva paura di essere additato come clochard o indigente”. Ma poi la situazione è cambiata: “Tanti clienti di 30 o 40 anni, magari senza lavoro, approfittano di un succo di frutta pagato o di un panino gratuito. È un modo per risparmiare qualche euro e arrivare a fine mese senza l’incubo di non avere i soldi per pagare l’affitto”.

F.B.