Lasciò i bimbi nel bosco per cercare aiuto: ora è nei guai

Alexia Canestrari con i due figli (Facebook)
Alexia Canestrari con i due figli (Facebook)

La vicenda avvenuta il 31 dicembre del 2014 sui sentieri innevati di Monte Livata aveva destato molte perplessità, ma sembrava finita nel migliore dei modi. In quell’occasione Alexia Canestrari, dopo essersi persa coi suoi due bambini (uno sua figlio naturale, l’altro figlio dell’ex moglie del suo compagno) di 4 e 5 anni nei boschi, aveva lasciato i piccoli da soli in una grotta per andare a cercare aiuto. Era stata una giornata di grande paura, con moltissimi uomini impegnati nelle ricerche. Dopo il lieto fine la donna aveva dichiarato: “Li ho lasciati al riparo vicino ad una grotta e sono andata a cercare soccorsi, mi sono comportata come farebbe la madre di qualsiasi altra specie nei confronti dei suoi cuccioli. Questa è una storia a lieto fine fortunatamente, ma dispiace che i media debbano sempre cercare un mostro in tutte le vicende”.

Il finale in realtà pare non sia ancora stato scritto. Infatti per la donna ci sarà uno strascico giudiziario dopo la denuncia dell’ex moglie del suo compagno, nonché madre di uno dei due bambini coinvolti. La Canestrari verrà così processata per abbandono di minore, nonostante sembrasse ormai chiaro a tutti che lo aveva fatto per salvarli e per cercare aiuto. E’ proprio lei che torna a parlare e a spiegare le sue ragioni: “Manuel voleva andare nel boschetto a vedere gli scoiattoli. Il posto non sembrava pericoloso, era di fronte alla casa dove eravamo ospiti. Abbiamo cominciato a camminare dentro quel faggeto. I bambini avevano la tuta e i moon boot, era un percorso tranquillo. Io sono stata tante volte in montagna, non potevo immaginare che lungo quel tragitto non ci fossero né case, né baite. E neanche delle indicazioni. Dopo aver camminato per un po’ pensavo che la strada percorsa riportasse indietro. Invece ci stavamo allontanando. Avevo gli Ugg ai piedi, un maglioncino e il piumino. Non ero attrezzata, e cominciavo a sprofondare nella neve. Salivamo, salivamo, e non si arrivava a niente. Roccia, neve, alberi. Chi non conosce il posto fa presto a dare giudizi. Sono stati gli stessi soccorritori a dirmi che si perdono in tanti in quella zona. Avevo il telefono scarico, ma anche se avesse funzionato sarebbe stato inutile, perché lì non prendevano nemmeno i walkie talkie”.

F.B.