Caso Regeni, un duro colpo per la famiglia

GIulio Regeni (foto dal web)
GIulio Regeni (foto dal web)

Sconcertante sviluppo nel caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio, il cui corpo è stato ritrovato in un fosso alla periferia del Cairo, lo scorso 3 febbraio. Poco fa, infatti, la famiglia del giovane studioso si è detta “angosciata” per l’arresto in Egitto “del dottor Ahmed Abdallah, presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), ong che sta offrendo attività di consulenza per i nostri legali”.

Il governo egiziano, dopo la contestata uccisione di cinque persone, accusate dell’omicidio del giovane, sembrava deciso a collaborare con le autorità italiane. Era anche emerso il nome di un responsabile dei servizi segreti egiziani coinvolto nell’assassinio. Secondo fonti qualificate vicine al governo, si tratterebbe del generale Khaled Shalaby, l’alto ufficiale della sicurezza nazionale incaricato del caso Regeni. Il militare ha un precedente che pesa: nel 2003, infatti, il tribunale di Alessandria lo ha condannato per aver torturato a morte un uomo e falsificato i rapporti della polizia.

Ieri invece c’era stato lo sfogo della presentatrice Rania Yassen, sulla tv panaraba Al Arabiya: “Voglio dirvi una cosa: tutto questo interesse per il caso Regeni a livello internazionale, come in Gran Bretagna e Usa…. Tutto ciò indica una sola cosa: siamo davanti ad un complotto! Come se Regeni fosse il primo caso di omicidio in tutto il mondo!”.

GM