Mafia a Roma, spunta la stanza insonorizzata per le torture

Roberto Spada, uno degli esponenti di spicco del Clan Spada (Web)
Roberto Spada, uno degli esponenti di spicco del Clan Spada (Web)

Ci sono due pentiti, Michael e Tamara, che stanno finalmente alzando il velo sul famigerato clan Spada, il cosiddetto clan degli zingari di Ostia, imparentato e implicato coi Casamonica. Si tratta di una famiglia che con i suoi metodi estremi ha spadroneggiato sulla zona di Roma per anni, decidendo chi doveva abitare le case popolari e a quale costo, chi potesse aprire uno stabilimento balneare e cosa dovesse dare in cambio. Nessuno poteva muovere un dito a Ostia se non c’era l’ok degli Spada. Siamo a meno di trenta chilometri dal Campidoglio e il centro nevralgico di tutto il malaffare è in via Antonio Forni – la cosiddetta “vietta”. Tamara Ianni, ventisette anni,  la prima pentita che ha iniziato a parlare racconta: “Picchiavano sempre mio marito, lui lo volevano morto e io che mi prostituissi per loro, minacciavano di contagiarmi l’Aids, ci stavano portando via la casa”. Il marito è Michael, l’altro pentito, vedetta e spacciatore per conto di uno dei clan di Ostia. Lui dice: “Per me è giusto quello che sto facendo, perché quelli ti levano la vita, ti levano tutta la vita”.

L’incubo per Tamara e Michael e per i loro due bimbi inizia quando muore lo zio di lui, noto boss discendente diretto della banda della Magliana, ucciso in strada proprio dagli Spada. Per i due ci sono pestaggi, agguati, minacce sempre più concrete. “Una notte si sono presentati sotto casa mia venti zingari, – racconta Tamara – alla loro testa c’era Massimiliano Spada e suo suocero Enrico Spada conosciuto come Pelè, il primo aveva una pistola e il secondo un coltello… Ricordo che Pelè, notoriamente sieropositivo, faceva il gesto di sputarmi minacciandomi di infettarmi”. Volevano la loro casa e lo facevano capire a modo loro. Michael aggiunge: “Ottavio Spada e Massimo Massimiani, che ho incontrato al bar Music di Ostia, volevano costringerci ad andare via e mi hanno detto: “Se rifiuti esci fuori da casa tua con le gambe verso la porta”, esci da morto capito?”. E Tamara confessa: “Massimiani mi ha costretto a seguirlo nella spiaggia e mi ha detto che se mi fossi messa al suo servizio mi avrebbe garantito la sua protezione, che avrei dovuto avere rapporti sessuali con lui, che avrei dovuto fare la prostituta e consegnargli i soldi”.

I giovani raccontano anche del tentativo di “comprare” casa loro con mezzo etto di cocaina e della stanza delle torture, un garage della “vietta” totalmente insonorizzato dove gli Spada mettevano in pratica le loro minacce pestando e torturando chi non voleva sottostare ai loro voleri.

F.B.