La Norvegia ai migranti: “Mille euro se tornate a casa vostra”

Il ministro Sylvi Listhaug (HAAKON MOSVOLD LARSEN/AFP/Getty Images)
Il ministro Sylvi Listhaug (HAAKON MOSVOLD LARSEN/AFP/Getty Images)

10mila corone, ovvero mille euro: questo quanto il governo norvegese è disposto a sborsare ai richiedenti asilo perché si convincano a tornare nei loro Paesi. Si tratta di una cifra che verrà pagata solo ai primi 500 che presenteranno domanda, in aggiunta alle 20.000 corone che già vengono assegnati a chi lascia il Paese. La notizia, lanciata dall’azienda radiotelevisiva di stato, la ‘Norsk rikskringkasting’, è stata ripresa dai media internazionali e confermata dalla Direzione norvegese per l’Immigrazione (Udi).

Ha spiegato al ‘Russia Times’ Camilla Wilberg per Udi : “Ci auguriamo che coloro che hanno raggiunto la Norvegia con delle aspettative non realistiche riguardo la loro permanenza possano tornare a casa prima possibile e iniziare la propria vita lì, nel proprio Paese”. Le fa eco il ministro norvegese per l’immigrazione e l’integrazione, Sylvi Listhaug, le cui posizioni controverse sul tema fanno molto discutere: “Abbiamo bisogno di incentivare più persone a intraprendere il viaggio di ritorno, anche dando loro dei soldi per uscire dal Paese. Questo ci consentirà di risparmiare molti soldi perché è costoso tenere delle persone nei centri per l’immigrazione”.

Il ministro ha aggiunto: “Ce ne sono tanti che non hanno nemmeno diritto a richiedere la protezione e, con ogni probabilità, verranno espulsi. È meglio per noi invogliarli a tornare indietro”. Una presa di posizione che viene accolta con favore dalla portavoce della Iom, l’ufficio mondiale per l’immigrazione, Joost van der Aalst, il quale ha definito il Programmà norvegese “sicuro e dignitoso” rilevando che è esploso il numero di richiedenti asilo che ha deciso di fare domanda. Chiosa la direttrice dell’Udi, Katinka Hartmann: “Hanno famiglie a casa che si aspettano di ricevere aiuto”. Infine, specifica che “per molto tempo non abbiamo potuto rinviare gente in Somalia, ma ora che possiamo, penso che molti somali che hanno necessità di rientrare faranno domanda”.

GM