“Io, molestata sul treno, incontro ogni giorno quell’uomo”

Nel riquadro Arianna Ognibene (Facebook)
Nel riquadro Arianna Ognibene (Facebook)

Era fine ottobre quando Arianna Ognibene, dopo aver passato una giornata all’università La Sapienza, dove è iscritta al primo anno della Facoltà di Giurisprudenza, stava tornando a casa in treno, a bordo della linea Roma-Velletri, quando un uomo, un cittadino straniero di una cinquantina d’anni, visibilmente ubriaco, nonostante il treno fosse vuoto, decide di sedersi accanto a lei e inizia a molestarla. La ragazza ebbe il coraggio di scappare e poi denunciare quell’uomo, che venne identificato e arrestato.

Sulla vicenda era intervenuta all’epoca anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, manifestando pubblicamente vicinanza ad Arianna Ognibene: “Rimane assurdo il fatto che né sul treno né alla stazione ferroviaria di Velletri, Arianna abbia trovato qualcuno che volesse o potesse aiutarla e assisterla. Questo episodio conferma ancora una volta l’emergenza sicurezza che l’Italia sta vivendo e che questo Governo non fa che peggiorare con i continui tagli alle Forze dell’Ordine e i decreti svuotacarceri. Gli italiani non sono più sicuri da nessuna parte e si sentono soli e abbandonati dallo Stato”.

Nelle scorse ore, ospite di Radio Cusano Campus, è stata proprio Arianna Ognibene a raccontare quando avvenuto quel giorno: “Una volta arrivati a Cecchina, un signore rumeno è salito e si è seduto vicino a me. All’apparenza era un uomo normale, ma quasi subito nell’aria si è diffuso un odore di alcol insopportabile. All’improvviso ha messo le mani nei pantaloni e ha iniziato a masturbarsi. Mi sono alzata immediatamente, cercando di prendere le mie cose per cambiare posto,ma in quel momento l’uomo si è messo precisamente davanti a me, si è abbassato i pantaloni e gli indumenti intimi continuando a masturbarsi e afferrandomi con l’altra mano per la coscia”.

“L’ho incontrato al fast food”

“Sono scappata, ho chiesto a una signora il permesso di sedermi vicino a lei. A detta sua non si era accorta di nulla, ma ha tentato di rassicurarmi a modo suo, raccontandomi che era successo anche a lei, come se fosse tutto normale”, prosegue la giovane nel suo racconto, spiegando di aver poi raggiunto il padre, di avergli spiegato l’accaduto, quindi il giorno dopo di aver formalizzato la denuncia: “Il bello è che il giorno dopo qualcuno mi ha insultato, dicendo ‘Siete sicuri che non l’abbia provocato lei?’, sempre quel qualcuno, un padre di famiglia tra le altre cose”.

La ragazza viene poi contattata dalla polizia e procede al riconoscimento del suo aggressore, ma poi arriva la beffa: “Una settimana dopo il processo ho incontrato il maniaco rumeno in un fast food nel mio paese. Dopo qualche giorno ancora l’ho incontrato di nuovo sul treno alle 11.30 di mattina. Io dopo quello che mi ha fatto sono andata in analisi per mesi. Lui va in giro con spavalderia, come se niente fosse. Ecco, questo mi infastidisce molto”.

GM