Fratellini di Gravina: la Cassazione mette una pietra tombale

Ciccio e Tore (foto dal web)
Ciccio e Tore (foto dal web)

La Corte di Cassazione ha messo di fatto la pietra tombale sul caso di Ciccio e Tore Pappalardi, i fratellini di Gravina scomparsi il 5 giugno 2006 e ritrovati cadaveri in una cisterna abbandonata nel paese nel febbraio 2008. Per la morte dei bambini, è stato detenuto per qualche mese il padre Filippo, arrestato il 27 novembre 2007 con le accuse di sequestro di persona, omicidio volontario e occultamento di cadavere. Rimasto in carcere fino all’11 marzo 2008, il genitore è stato poi risarcito di 65mila euro.

Proprio Filippo Pappalardi aveva fatto ricorso contro il Tribunale per i Minorenni di Bari, che aveva archiviato l’ultimo procedimento ancora pendente, riguardante le dichiarazioni rilasciate anni fa da un uomo di Gravina, il quale sostenne che, la sera in cui scomparvero, Ciccio e Tore erano in compagnia di alcuni ragazzi. Il padre dei bambini, rappresentato dall’avvocato Maria Gurrado, aveva chiesto che venissero risentiti i ragazzi, all’epoca dei fatti ancora minorenni.

Per il Tribunale e per la Cassazione, che ha confermato la sentenza, non ci sono elementi nuovi che consentano di riaprire il caso, ora dunque – a meno che non vi siano fatti nuovi – è certo che per la morte di Ciccio e Tore non verrà mai condannato il colpevole.

GM