“L’Inter? Ho tentato il suicidio”

Massimo Moratti (Photo by Marco Luzzani - Inter/Inter via Getty Images)
Massimo Moratti (Photo by Marco Luzzani – Inter/Inter via Getty Images)

Incredibili e scioccanti dichiarazioni di un ex giocatore dell’Inter, un ragazzo che quando era giovane era considerato uno dei più grandi talenti del calcio europeo, giunto all’Inter che l’aveva strappato ad una grande concorrenza. Stiamo parlando di Martin Bengtsson, classe ’86, che fin da piccolo aveva un solo obiettivo, come ha detto lui stesso: ‘‘Da quando avevo 7/8 anni ho sempre avuto un obiettivo ben chiaro, quello di giocare al Milan, ma alla fine firmai per l’Inter. Il mio unico obiettivo era di diventare un calciatore e tutta la mia vita girava intorno a quello. C’era solo calcio”.

Ma il calcio diventò un incubo per lui, per la precisione l’avventura in neroazzurro: ”E’ iniziato con un infortunio al ginocchio, alla fine della prima stagione all’Inter. Durante questo periodo, non potendo giocare a calcio, ero solo sul divano. Senza il calcio non sapevo cosa fare. Avevo bisogno di qualcuno con cui parlare, e non solo per sentirmi dire che dovevo impegnarmi di più e pensare positivo. Avevo voglia di uscire, e mi capitava di chiedere se potevo andare in città per comprare una chitarra, per avere qualcosa da fare, mentre non giocavo a calcio. Ogni volta continuavano a ripetermi ‘domani’, ‘domani’. Io avevo capito che quella vita non faceva per me. Mi vergognavo troppo e questa vergogna mi ha condotto a pensare che la soluzione fosse togliermi la vita”.

Bengtsson racconta del tentato suicidio: ”Ho preparato i rasoi in bagno la sera prima, penso fosse il 21 settembre, l’indomani mattina mi sono tagliato i polsi. Hanno mandato un terapeuta nella mia stanza che disse: ‘E’ così strano; hai tutto ciò che si può desiderare nella vita, tutto. Sei un calciatore in uno dei più grandi club del mondo, guadagnerai un sacco di soldi, avrai una bella macchina ‘, avrai tutte le donne che desidererai’. In quel momento ho capito come la gente guarda i giocatori di calcio. Questa è la loro idea, quella di una vita perfetta. Perfetta o meno non faceva per me”.