Morta di parto, l’ospedale promette chiarezza sull’accaduto

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Sulla vicenda di Claudia Bordoni, una giovane donna di 45 anni che doveva dare alla luce due gemelline e che è morta ieri pomeriggio alla clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano interviene la direzione del nosocomio dove è avvenuta la tragedia, spiegando di avere “immediatamente avviato un’indagine interna per ricostruire ogni dettaglio della vicenda, e i nostri operatori hanno sin da subito dato la loro piena collaborazione alla magistratura per tutti i rilievi del caso”.

Claudia Bordoni, originaria di Sondrio, ma residente nel capoluogo lombardo, era ricoverata per complicazioni derivanti dalla procreazione medica assistita cominciata all’ospedale San Raffaele di Milano. Qualche giorno fa aveva avuto una minaccia di aborto e proprio per questo motivo, dal 13 al 21 aprile scorso era già stata in ospedale. Dal Policlinico spiegano: “Bisogna attendere l’esito delle indagini, per fare luce e capire se questa tragedia rientra in quei casi, per fortuna pochissimi, in cui la medicina non è purtroppo in grado di evitare l’inevitabile”.

Poi ancora: “Siamo tutti vicini alla famiglia in questo momento di gravissima perdita, così come siamo accanto alla nostra squadra di esperti per dare loro tutto il nostro appoggio. Abbiamo piena fiducia nell’operato dei nostri medici e delle nostre ostetriche, che hanno reso il nostro ospedale uno dei migliori e più sicuri punti nascita d’Italia. Non a caso la donna ci era stata affidata da un’altra struttura, proprio perché siamo punto di riferimento per gravidanze in cui sono possibili complicazioni”, conclude la nota.

Insieme alla donna, sono morti anche entrambi i feti, che pesavano appena 300 grammi ognuno. Chiara Bordoni era alla ventiquattresima settimana di gravidanza e si era affidata alla procreazione medicalmente assistita per riuscire finalmente a coronare il sogno di diventare madre.

GM

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