”Hanno ucciso mio padre. Se escono dal carcere ci entro io perchè…”

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Il  23 gennaio del 2015 a Mentana, nell’hinterland romano, un medico fu rapinato e ucciso nella sua casa da tre rumeni. A 15 mesi da quel terribile omicidio, Simone Giacomoni, il secondo dei sette figli del medico ucciso, chiede che venga fatta giustizia e che questa venga rispettata, altrimenti è pronto anche a farsela da solo.

Il quotidiano ‘Il Tempo’ l’ha intervistato e dalle sue parole traspare tanta rabbia: ”Personalmente ho perso la mia ragione di vita. Mio padre per noi era tutto. Siamo cresciuti in una famiglia patriarcale, senza di lui è venuto a mancare il punto di riferimento. I tre assassini? Sono dei vigliacchi, lo hanno aggredito in tre, di notte, dopo aver staccato la luce dal contatore elettrico. Io non perdono. Se questi tre tornano in libertà, in cella entro io”.

Giacomoni ha avuto modo anche di avere uno scontro fisico con uno degli Avvocati dei tre imputati: ”È stato capace di dire che mio padre ‘tutto sommato non lo hanno picchiato forte’, non avendo riportato lesioni craniche. Forse le foto del cadavere non le ha viste. Me lo hanno massacrato, buttato in bagno, colpito a calci sulle costole, alla schiena, gli hanno sbattuto la faccia a terra più e più volte. Tant’è che è morto”.

Alla domanda se crede o meno nella giustizia, Giacomoni risponde così: ”Credo che tutti abbiano diritto a essere difesi, non a scegliersi gli avvocati. Tra l’altro pagati a spese di noi contribuenti. Buduca, (Daniel Alexandru n.d.r.) condannato a luglio con rito abbreviato, non ha ricevuto l’ergastolo perché il giudice non ha ritenuto valide le aggravanti della crudeltà, dei futili motivi. Si è anche scusato con noi, ci ha detto di aver ricevuto una direttiva del Ministero perché la pena massima a ragazzi di 25 anni incensurati non si può dare. Gli ho scritto una lettera per dirgli che è un vigliacco, come lo Stato. Neanche l’ergastolo è abbastanza”.

M.O.