L’amichetta di Fortuna: “Se andavo con lei, uccideva anche me”

Fortuna Loffredo (foto dal web)
Fortuna Loffredo (foto dal web)

Ci potrebbero essere altri bambini, come la piccola Fortuna Loffredo, morta al Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014, vittime di violenza sessuale in quello che è stato ribattezzato il “condominio degli orrori”. E’ una delle ipotesi al vaglio, mentre la certezza è che proprio grazie agli amichetti della bimba si è arrivati alla verità. Determinanti infatti nella risoluzione del giallo sono state le testimonianze dei bambini e non degli adulti omertosi.

In particolare, c’è la testimonianza di un’amichetta della piccola Fortuna, ma anche quella di una delle tre figliastre di Raimondo Caputo, che ha raccontato come il patrigno “voleva violentarla, ma Chicca non voleva e gli tirava i calci. Allora lui l’ha presa in braccio e l’ha buttata giù. Era presente anche mia madre che poi mi ha detto che dovevo tenere il segreto”. Continue erano le minacce degli adulti: “Non parlare troppo, questi mettono le microspie”, oppure “Non imbrogliarti con la bocca… Io non so niente, così devi dire”.

C’è poi quell’intercettazione ambientale scioccante, in cui una bimba dice alla mamma: “Mi uccideva pure a me se andavo con Chicca… meno male che non sono andata”. Quella conversazione è agli atti nell’inchiesta e risale al 21 agosto del 2014. Come si evince dalla trascrizione integrale, madre e figlia, spaventate, avevano deciso di restare zitte e suggellare una sorta di patto. Ecco cosa si sono dette:
Figlia: «…ecco, mò, se io andavo…eh, mà (mamma) mi uccideva pure a me!»
Mamma: «ed io uccidevo pure a lui»
Figlia: «se andavo con Chicca… hai capito?… mi uccideva pure a me se andavo con Chicca…meno male che non sono andata mà…meno male..hai capito?»
Mamma: «Meno male…veramente»
Figlia: «mi uccideva pure a me,… che non esce manco un poco di segreto….»
Mamma: «…che non esce!».

GM