Multati perché vendono fave: ecco cosa è successo

Fave (foto dal web)
Fave (foto dal web)

A Olevano Romano, ai confini con la provincia di Frosinone, una ragazza si è sentita male mentre passava vicino ad alcune cassette di fave esposte in due frutterie gestite da cittadini egiziani. La giovane è una barista 25enne affetta da favismo, costretta alle cure dell’ospedale, a Colleferro, dopo essersi sentita male a causa dell’esposizione delle cassette di ortaggi. Sul posto è poi intervenuta la polizia municipale, diretti dal comandante Alessandro Buttarelli.

La polizia locale ha sequestrato circa 100 kg di fave dalle due attività commerciali, in attesa della loro distruzione, mentre i titolari dei negozi sono stati multati di 500 euro per aver violato l’ordinanza comunale sul favismo firmata dal sindaco. Il favismo è una forma di grave anemia diffusa in Italia soprattutto nel Sud e nelle isole, causata dall’ingestione di fave (Vicia faba) e di alcuni farmaci. A determinarlo, la mancanza ereditaria di glucosio 6 fosfato deidrogenasi, un enzima del metabolismo del glucosio.

Qualche giorno fa, Gianni Endrizzi è un fruttivendolo di Trento, una vera istituzione nella città, con decine di clienti che acquistano da lui, aveva denunciato di essere stato multato per una vicenda surreale: due colli di fagiolini riportavano la dicitura “siciliani” e non una più generica indicazione di provenienza “Italia”. Si legge nel verbale: “Ometteva l’indicazione del Paese d’origine ‘Italia’ sul cartello apposto accanto ad una partita di fagiolini freschi esitata per la vendita al dettaglio (…) ove veniva riportata la dicitura ‘siciliani'”.

GM