Ricostruisce la casa dopo il terremoto, ma lo Stato gliela porta via

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Franco Bastia e sua moglie Giancarla ci hanno messo quattro lunghi faticosi anni per ricostruire la loro casa di Alberone in provincia di Ferrara andata distrutta a maggio del 2012 a causa del terremoto che flagellò l’Emilia. Anni di sacrifici vissuti sempre in un container. Poi finalmente il sogno si realizza e l’abitazione viene ricostruita. Ma qui arriva la clamorosa beffa. Neanche il tempo di gioire e Franco e Giancarla vengono a sapere che la casa dovrà essere espropriata e poi demolita. Infatti proprio in quel punto deve passare l’autostrada Cispadana. Una vicenda assurda che il figlio ella coppia commenta così: “E’ una storia che ha dell’incredibile. Prima il terremoto, poi la lunga trafila burocratica per ottenere i contributi alla ricostruzione, e ora questo. Com’è possibile che il Comune di Cento e la Regione Emilia Romagna, quando hanno esaminato il progetto relativo alla casa dei miei genitori, non si siano accorti che sul loro terreno dovrà passare l’autostrada? E pensare che già nel 2011, secondo quanto ci ha detto l’Arc, la società Autostrada regionale Cispadana, vennero dei tecnici qui ad Alberone per effettuare rilievi relativi al tracciato. Il tecnico ci ha detto che sì, se il tracciato verrà confermato il nostro terreno sarà espropriato, e la casa demolita. Ma io mi chiedo: vi pare giusto che due persone di 65 anni debbano subire per la seconda volta, oltre al terremoto, un disagio del genere?”.

No, non è giusto. Non secondo il sindaco di Cento Piero Lodi che spiega così la vicenda: “Il problema è che fino a fine 2015, il tracciato preso in considerazione per la Cispadana era diverso. Rimaneva un problema di vincoli paesaggistici, così, senza consultare nessuno, a febbraio il ministero dei Beni Culturali e quello all’Ambiente hanno deciso di tornare al vecchio tracciato. Qualche burocrate a Roma”, continua Lodi, “pensando di essere il più intelligente di tutti, ha tracciato una linea nell’unica fetta di territorio non vincolata a livello paesaggistico, senza accorgersi che stava passando sopra alle abitazioni – spiega Lodi – e il dramma è che il consiglio dei ministri, per sbloccare l’opera, si è espresso su quest’ultima soluzione. Che non solo mette a rischio decine di case, ma passa a 300 metri dall’asilo nido che stiamo costruendo. E’ folle, ma non credo sia una decisione politica. E’ colpa della burocrazia”. Una frase quest’ultima che è il classico scarica barile verso il nulla. Chi può prendersela con la burocrazia? Questa entità astratta non è forse una diretta emenazione della politica? Si la è, ma è pià comodo forse dire che è colpa sua piuttosto che fare nome e cognomi di chi ha sbagliato.

F.B.