Ecco che fine ha fatto l’ex moglie di Schillaci

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Per sposare e scappare con Totò Schillaci lasciò di notte la casa popolare nella quale viveva con cinque fratelli e i genitori. Ora gli anni d’oro vissuti a Messina e poi a Torino da moglie dell’attaccante della Juventus e della nazionale sembrano lontanissimi. Adesso Rita Bonaccorso, 48 anni, vive dentro a una tenda canadese montata davanti ai cancelli sigillati della sua villa. Gli anni di Italia ’90 con Schillaci diventato un eroe nazionale sono solo un lontano ricordo. Erano gli anni delle vacanze a Montecarlo con Totò assieme a Roberto Baggio e Rui Barros, quelli delle cene a casa con Giampiero Boniperti e delle telefonate di Agnelli per commentare la partita. Adesso i pensieri per Rita, che poco tempo fa aveva minacciato di darsi fuoco, sono altri.

Sabato scorso gli ufficiali giudiziari hanno apposto i sigilli alla sua casa, che è in vendita all’asta, pignorata dal tribunale per una truffa. L’epilogo tristissimo di una vicenda giudiziaria che va avanti da oltre vent’anni. “Credono che io sia ‘socia apparente’ di una gioielliera che comprò da una ditta svizzera anelli, bracciali, diamanti e rubini per 390 milioni di lire senza mai saldare il conto” racconta Rita a Repubblica. “Io non c’entro niente con questo fallimento, non c’entro niente con questa storia, non sono mai stata socia di nessuno”. La sua versione è diversa. Rita accettò di fare da testimonial a un’amica che stava per aprire una gioielleria, scelsero insieme i monili che nessuno pagò. E che presto finirono al centro di una rapina secondo i giudici “simulata” dalla stessa proprietaria della gioielleria. Ora i giudici vogliono che sia lei a risarcire quella cifra.

Quando “l’incubo” iniziò, Rita e Totò Schillaci si erano appena separati, ma come spiega lei stessa l’ex attaccante della nazionale non l’ha abbandonata: “Mi ha aiutata a pagare le parcelle dei legali finché ha potuto. Ma ha un’altra famiglia ed è giusto che pensi a loro. Le forze dell’ordine sono venute in massa come fossi un pericoloso mafioso, hanno apposto i sigilli alla casa e non mi hanno nemmeno permesso di prendere i vestiti, i soldi e i miei attrezzi da lavoro. Sono dentro a questa tenda per difendere un diritto che è di tutti, quello alla casa, alla dignità. Ho dovuto chiedere aiuto persino per pagare le bollette, ma non mi vergogno. Ho vissuto in un sogno, non mi pento di niente “.

F.B.