Fortuna, le ultime intercettazioni fanno venire i brividi

Fortuna Loffredo (Web)
Fortuna Loffredo (Web)

Nel tristissimo caso della morte di Fortuna Loffredo quello che fa più pensare e che lascia senza parole sono i racconti delle povere vittime innocenti, i bambini che per mesi e anni sono stati nelle mani di persone senza scrupoli e che hanno avuto intorno persone conniventi e omertose che facevano di tutto per mettere a tacere quello che avveniva in quel condominio di Caivano. Tra le intercettazioni ambientali più disarmanti ci sono quelle che riportano i dialoghi tra una mamma e sua figlia, amichetta della povera Fortuna. Alla bambina era stato detto di non raccontare la verità, che Chicca (questo il soprannome della povera vittima) non era stata a casa loro quel giorno prima di essere assassinata da Raimondo Caputo. “E se Chicca porta spia?” dice la mamma tentando di dissuadere la figlia dalla sua volontà di parlare. E la bimba risponde: “”Chicca è morta. Se andavo pure io mi uccideva pure a me”. Poi ci sono i dialoghi con la psicologa, quelle confessioni che hanno permesso di arrestare l’orco: “Quando si buttava addosso a Fortuna la mamma stava sul divano”.  “Ma a te ti ha violentato?” chiede la psicologa. E la ragazzina risponde: “Tutti i giorni”.
E poi aggiunge: “Finalmente ho detto la verità, sono più felice, lui deve pagare per quello che ho fatto”.

Altrettanto sconcertante il resoconto della confessione fatta dall’amica di Fortuna ai giudici: “Chicca quel giorno venne a casa per giocare con me, ma io stavo lavando per terra. Lei disse che le facevano male i piedi e che sarebbe andata a casa a cambiarsi le scarpe. Quindi se ne andò e con lei uscì anche Titò. Andarono sul terrazzo e lui cercò di violentarla, ma Chicca lo prese a calci e lui la prese in braccio e la gettò di sotto”. Così come lasciano senza parole le intercettazioni in cui si sentono mamma e nonna che provano a convincerla di non parlare: “Troviamoci tutti con la stessa parola dice la nonna delle bimbe, poco prima che iniziasse l’interrogatorio. E subito dopo l’omicidio di Fortuna la madre aggiunge rivolta alla figlia: “Tu mi fai andare in galera”.

F.B.

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