“L’uomo che lucidava le stelle”: recensione

4330-Bro.indd“È solo ai bambini e ai matti che l’universo ha permesso di essere profetici”.

Esistono libri meravigliosi, capaci di contenere grazia e tanta, tanta magia. È il caso de L’uomo che lucidava le stelle di Emanuela Nava, edito da Piemme (Il battello a vapore), che regala ai lettori un impasto narrativo incantevole pur toccando temi importanti e spinosi quali l’amicizia, il dolore della perdita, l’isolamento infantile a causa di genitori assenti, ecc.

Il libro narra la storia di Pietro, un ragazzino di undici anni, dalla sensibilità spiccata. Dato che sua mamma è sempre stanca e di malumore, spesso va a giocare con i suoi amici in riva a un lago. È il suo momento di svago preferito, visto che è lui a far da genitore a sua madre. Avendo una fervida immaginazione, Pietro riesce a dare un senso alla vita grazie a un gruppetto strampalato di bambini e di matti, o meglio di persone che spesso e volentieri vengono definite così. Per fortuna, però, Pietro ha un universo vivo e vivido e lì al laghetto fa sempre incontri bizzarri, istruttivi e straordinari. C’è l’uomo cieco che indossa occhiali scuri e che si presenta ogni giorno al parco con uno spazzolone lunghissimo sostenendo di passare la notte a lucidare le stelle. Ha tutti i nomi dell’universo e sempre una parola saggia per tutti (per certi versi ricorda uno dei personaggi de La luna, il magnifico cortometraggio della Pixar). C’è Ada che possiede la maialina Lola, che accudisce come una figlia, e che abita in una casa dove non butta mai niente, perché lei con gli scarti riesce a creare delle piccole e preziose opere d’arte. C’è Blanca, una ragazzina di cui Pietro è follemente innamorato, che colleziona pietre di ogni forma e colore, perché a suoi dire sono gli antenati del mondo. C’è Ennio che cerca disperatamente l’argento nei bossoli sparati dai cacciatori desiderosi di colpire le anitre. Ci sono gli elefanti bianchi che creano le nuvole e che accolgono gli spiriti dei trapassati in cielo. Ci sono due sposi anziani che gironzolano in bicicletta, e infine ci sono parole stagnanti come il piombo e desideri irraggiungibili come la luna. Ma i grandi tutto questo non solo non lo riescono a vedere, ma non lo comprendono minimamente. Hanno perso la capacità di sognare, di osservare in profondità e di andare oltre l’apparenza. Saranno loro, infatti, a rinchiudere Ada in un luogo da cui non uscirà più, se non come una fiabesca scia di astri sonori.

Ed è con questo corposo intreccio, che Emanuela Nava ci regala storie su storie che a loro volta uniscono simboli alchemici e miti, come l’ouroboros, ovvero il serpente che si morde la coda. Apparentemente immobile, ma in eterno movimento, rappresenta l’energia universale che si consuma e si rinnova di continuo, vale a dire la natura ciclica delle cose, l’infinito. Ada lo sa perfettamente, perché la sua follia è poetica, psicomagica e profetica. Lo sa anche Pietro e i bambini del laghetto, e ben presto lo scoprirà anche sua madre Lorenza, soprattutto quando riuscirà a destarsi dal suo torpore emotivo. Lo sanno addirittura le anitre di plastica, messe a pelo dell’acqua dai cacciatori, a mo’ di esca, che sussurrano a quelle vere di scappare. E lo sa persino l’uomo dai tanti nomi che ogni sera prepara stracci e spazzolone, i suoi strumenti per lucidare le stelle, perché discende da antichi alchimisti e conosce la realtà visibile e invisibile. Ma sarà vero che lustra gli astri del firmamento? Be’, una cosa è certa: a furia di ascoltare tutti questi racconti, i ragazzini del parco, poco a poco, non potranno fare a meno di notare che le stelle diventano ogni notte più splendenti…

Un altro punto a favore di questo grazioso libro? Al di là del mero contenuto, a livello stilistico, rientra nel progetto “Libri ad alta leggibilità” che Il battello a vapore ha sviluppato pensando alle esigenze dei più piccoli, soprattutto di coloro che soffrono di dislessia. In pratica, le sue caratteristiche grafiche e di impaginazione favoriscono la lettura.

In conclusione, L’uomo che lucidava le stelle è un’opera onirica e stimolante fatta di storie potentissime come un sortilegio, dove l’amicizia diviene una forza capace di far superare difficoltà e realtà spiacevoli, ma anche un prodigioso antidoto contro l’emarginazione e l’insensibilità umana.

Silvia Casini

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