Acque contaminate: Zaia chiede aiuto a Renzi

Rubinetto (Mario Tama/Getty Images)
Rubinetto (Mario Tama/Getty Images)

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha scritto una lettera, indirizzata al presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, e ai ministri della Salute e dell’Ambiente sul caso della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (i cosiddetti Pfas) emersa nelle falde acquifere delle province di Vicenza, Verona e Padova. Nella missiva, si chiede un intervento straordinario “a favore delle popolazioni dei Comuni interessati dal vasto inquinamento con l’adozione di tutti i provvedimenti a sostegno degli sforzi già in atto”.

Viene inoltre preannunciata “la presentazione a brevissimo termine di un programma di interventi strutturali e infrastrutturali, da realizzare entro 4-7 anni per un importo di oltre 100 milioni di euro”. A questi se ne aggiungono altri 100 milioni di euro “per la sorveglianza sanitaria”. Le Pfas sono sostanze usate diffusamente per rendere impermeabili tessuti o rivestimenti, tra cui il Teflon e il Goretex e la preoccupazione per la loro diffusione dura in realtà da qualche tempo.

In un tavolo tecnico regionale sui Pfas, che si è svolta lo scorso 13 gennaio, infatti, è emerso che “parte della popolazione veneta è stata esposta ed è esposta ai Pfas” e che “non è stato dato seguito ad azioni di tutela della salute per le persone che hanno mangiato e stanno mangiando alimenti con concentrazioni critiche”, che sarebbero uova e pesci, secondo quanto spiega il direttore della sezione Veterinaria e sicurezza alimentare.

Nei giorni scorsi, il sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani attaccava la Regione Veneto per la gestione della faccenda e a lei si accodava la senatrice dem Laura Puppato: “Le mie recenti scoperte sono sconcertanti. Un carteggio tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Veneto chiarisce che in Regione conoscono la situazione almeno dal 2013 ed è da allora che traccheggiano, pur di non fissare limiti per gli scarichi industriali che garantiscano all’acqua potabile concentrazioni compatibili con la salute umana”.

“Da allora, in questi 3 anni la Regione, competente in materia di limiti di concentrazione delle sostanze dannose nelle acque ai sensi della normativa vigente, ha rimpallato le responsabilità e non ha mai fissato i limiti per i Pfas nelle acque di scarico industriale”, aveva proseguito la Puppato. Già la scorsa estate c’era stato un allarme acque contaminate, anche se di contenuto più ridotto: a causa del maltempo, l’acqua in alcuni paesi del Bellunese, da Falcade ad Alleghe, non era più potabile.

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GM