Perquisì quattro rom: il maresciallo rischia il processo

(TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)
(TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Quattro rom, sospettati dai carabinieri di aver borseggiato dei passeggeri su un autobus a Rimini, vennero perquisiti da un maresciallo dell’Arma, convinto che avessero addosso la refurtiva. Adesso però il pm lo ha messo sotto inchiesta e rischia un anno di reclusione, secondo l’articolo 609 del codice penale, che recita testualmente: “Il pubblico ufficiale, che, abusando dei poteri inerenti alle sue funzioni, esegue una perquisizione o una ispezione personale è punito con la reclusione fino ad un anno”.

I fatti risalgono a due mesi fa e sono avvenuti nel corso del Sigep, il salone della gelateria e pasticceria che attira ogni anno a Rimini migliaia di visitatori e con loro anche molti borseggiatori. Quattro di questi, di etnia rom e già parecchio noti alle forze dell’ordine, erano appena saliti su un autobus, quando sono stati seguiti da alcuni carabinieri in borghese, che li seguono, fino alla fermata successiva. Questi scendono e con loro i militari dell’Arma, che a quel punto li bloccano e li portano in caserma.

Sottoposti a perquisizione personale, questa dà esito negativo; passa qualche giorno e il maresciallo responsabile della perquizione finisce sotto indagine della Procura per perquisizione arbitraria: non avrebbe avvertito il giudice della sua intenzione di perquisire il quartetto di rom.

Il tg del giorno in meno di tre minuti

GM