“Se passa il Brexit, conseguenze per Italia e Francia”

Brexit (Christopher Furlong/Getty Images)
Brexit (Christopher Furlong/Getty Images)

Tra un mese si svolgerà in Gran Bretagna il referendum cosiddetto ‘Brexit’, che potrebbe sancire l’uscita del Paese dall’Unione Europea. Era stato il premier inglese, David Cameron, a giugno dello scorso anno, a sostenere la possibilità di un’iniziativa referendaria con queste parole: “Se si vuol far parte del governo si deve condividere l’impegno per una rinegoziazione (delle relazioni con l’Ue) e per un referendum con esito positivo”. Ma dal Regno Unito arriva anche un allarmante sondaggio che suona come un messaggio chiaro a Bruxelles: secondo un rilevamento Ipos Mori, reso pubblico da ‘The Telegraph’, ben oltre il 50% degli italiani e dei francesi vorrebbe un referendum che li porti a decidere rispetto a un’eventuale uscita dall’Unione Europea.

Il sondaggio è stato realizzato intervistando oltre 6.000 persone in Belgio, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Spagna e Svezia ed è lo stesso quotidiano inglese a evidenziare che “probabilmente susciterà ulteriori preoccupazioni a Bruxelles, dove molti leader dovranno temere ancora di più di ora un clima di disunione già presente, a causa delle crisi dell’eurozona e dei rifugiati”. In base al sondaggio, in Italia il 58% chiede un referendum sulla possibilità di uscire dall’Ue se il 23 giugno la maggioranza dei britannici voterà per la Brexit e di questi il 48% si dice intenzionato a votare per l’Italexit. In Francia i risultati non sono dissimili: il 55% vorrebbe un referendum e il 41% è pronto a votarlo.

Sull’effetto boomerang del cosiddetto Brexit, peraltro, si era espresso nei mesi scorsi l’imprenditore Flavio Briatore, rilevando in un’intervista: “Londra ha una dimensione internazionale ma non europea. I londinesi non vivono l’Europa, né a livello finanziario, né a livello culturale. E la politica di Cameron lo dimostra. Hanno trovato un accordo, ma al referendum gli inglesi voteranno no all’Ue. Non tanto i londinesi, la City, ma in giro per l’Inghilterra il sentimento antieuropeo è diffuso”.

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GM