Strage di Erba: “Olindo e Rosa sono innocenti”

Rosa Bazzi e Olindo Romano (ritaglio video)
Rosa Bazzi e Olindo Romano (ritaglio video)

La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati per la strage di Erba, si è rivolta alla Cassazione per chiedere un pronunciamento definitivo riguardante i nuovi referti acquisiti, oggetto di un rimpallo di competenze fra Brescia e Como. Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Fabio Schembri, Nico D’Ascola, Luisa Bordeaux, vuole infatti che vengano valutate delle intercettazioni tra i due coniugi condannati all’ergastolo per l’assassinio di quattro persone: Raffaella Castagna, il suo bambino Youssef, di due anni e mezzo, la madre di lei Paola Galli, la vicina Valeria Cherubini.

Anni fa, era stato Azouz Marzouk, marito della Castagna e padre del bimbo, a sostenere l’innocenza dei due coniugi. Ora l’avvocato Schembri spiega: “Molti hanno ritenuto che il fatto che Olindo e Rosa non parlassero del massacro fosse un indizio di colpevolezza. Ci sono delle intercettazioni telefoniche e ambientali che dimostrano il contrario. All’udienza preliminare chiedemmo che venissero trascritte e non lo furono. Chiedemmo che entrassero nel fascicolo processuale e non furono acquisite”. In un’intercettazione ambientale, infatti, Romano si interroga con la moglie rispetto a chi possa essere stato, poi afferma: “Guarda, Rosa, non voglio dare soldi a un avvocato. Cinquecento euro non ce li possiamo permettere. Il vicino di casa non sono io”.

Aveva poi aggiunto: “Mi hanno detto che per la fine dell’anno riescono a prendere chi è stato”. Anche Rosa Bazzi si dimostra tranquilla: “Non abbiamo niente da temere perché non abbiamo fatto niente”. Rileva l’avvocato della coppia: “Siamo di fronte a due attori da Oscar oppure, come crediamo, sono due innocenti che discorrono con la coscienza tranquilla”. Schembri aggiunge poi: “Circa un anno fa, l’Ufficio corpi di reato di Como aveva chiesto cosa dovesse fare di quelli in suo possesso e aveva ricevuto dalla procura parere favorevole alla distruzione. La Corte d’Assise aveva risposto che andava bene, ma non prima di un anno. Siamo intervenuti. La Corte d’Assise ha disposto una proroga di nove mesi”.

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GM