Le asportano un polmone per un cancro: l’assurda verità

(Getty Images)
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Le avevano diagnosticato un tumore maligno al polmone e – intenzionati a salvarla – l’avevano operato per asportarglielo. La realtà, però, era totalmente diversa: la donna, infatti, un’insegnante di Cervia in pensione, aveva solo una bronchite. I fatti risalgono al 2012: la prof – oggi 77enne – viene ricoverata nella clinica convenzionata Maria Cecilia Hospital di Cotignola. Qui le asportano un nodulo al polmone sinistro, che viene analizzano e la diagnosi è terribile: adenocarcinoma, ovvero un tumore del polmone particolarmente aggressivo con probabilità di sopravvivenza bassissime.

I chirurghi di Cotignola decidono di ampliare la rimozione a tutto il polmone, ma quando arriva il referto istologico definitivo emerge un’altra verità: la donna aveva solo una bronchite obliterante cronica. Secondo il medico legale consultato dalla 77enne, il professor Adriano Tagliabracci, dunque, la responsabilità dell’asportazione “del polmone sinistro è ascrivibile a questa errata diagnosi eseguita sul nodulo asportato durante l’intervento”.

Ci si trova così davanti a un “errore diagnostico intraoperatorio compiuto dagli anatomopatologi che hanno armato la mano del chirurgo”. L’avvocato della donna ha citato la Ausl Romagna e l’anatomopatologa che aveva formulato la diagnosi, anche se la loro linea difensiva è che tutto il protocollo è stato rispettato e si era in una situazione complicata che “poneva forti sospetti di tumore”.

GM