Il far west dei campi rom a Roma: “Nessuno vuole entrare”

Campo nomadi (DIMITAR DILKOFF/AFP/Getty Images)
Campi rom (DIMITAR DILKOFF/AFP/Getty Images)

Nei campi rom della Capitale non vuole entrarci nessuno, almeno a giudicare da un bando per vigilantes, del valore di cinque milioni di euro, promosso dal commissario straordinario di Roma, Francesco Paolo Tronca. Il bando riguardava i campi di via Candoni, Castel Romano, via di Salone e via Salviati, ma è andato deserto. Ognuno di questi campi rom è a rischio per motivi diversi: in via Candoni, ad esempio, nei giorni scorsi vi è stata una sparatoria con feriti che ha coinvolto delle donne e nel successivo blitz dello Spe, gruppo di sicurezza pubblica d’emergenza dei vigili, sono stati ritrovati asce, arpioni, coltelli e tubi di ferro.

Ovunque le attività principali sembrano essere quelle legate allo smaltimento illegale di rifiuti, mentre in alcuni campi rom è in corso una vera e propria faida per il controllo degli stessi. Infine, in via Salviati lo scorso febbraio i vigili hanno ricevuto una circolare che prevedeva controlli solo dall’esterno e la possibilità di entrarci solo con carabinieri e polizia.

Sui campi rom, in campagna elettorale, Virginia Raggi aveva affermato: “I rom devono integrarsi all’interno della nostra città, rispettando le leggi che tutti noi rispettiamo. Semplificando si può dire ‘Annate a lavorà’? Sì”. Sembra però difficile pensare che basti questo tipo di annuncio per cambiare una situazione che sembra davvero molto complicata.

La recente operazione

Per il giro di mazzette intorno ai campi rom, nei giorni scorsi sono stati arrestati gli imprenditori delle coop, Roberto Chierici, Massimo Colangelo, Loris Talone e Salvatore di Maggio. Ai domiciliari il funzionario del Comune di Roma, Alessandra Morgillo e il vigile urbano Eliseo De Luca. Disposta dal gip Flavia Costantini una misura interdittiva per il funzionario Vito Fulco.

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GM