Istanbul come Bruxelles: i terroristi sono arrivati in taxi

(AFP/Getty Images)
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Appare sempre più certo che i terroristi armati di kalashnikov che hanno aperto il fuoco intorno alle 22 locali ai controlli di sicurezza nella zona degli arrivi dell’aeroporto Ataturk di Istanbul, provocando almeno 36 morti e 147 feriti, erano sette. In tre si sarebbero fatti esplodere, altri quattro avrebbero tentato la fuga, l’ultima una donna che è stata arrestata e che ha raccontato alcuni particolari di quanto accaduto. Per modalità e numero dei morti, la strage all’aeroporto di Istanbul ricorda quella di Bruxelles avvenuto due mesi e mezzo fa: anche stavolta, peraltro, l’attentato è riconducibile alla jihad islamica.

Inoltre, come ha raccontato la donna arrestata, i kamikaze sono arrivati in taxi, proprio come avvenne nella capitale belga, dove proprio la testimonianza di un tassista diede un importante contributo alle indagini per risalire agli autori dell’attentato. Oggi tutti i quotidiani turchi aprono con parole di condanna per l’atroce strage avvenuta ieri sera: “Condanniamo”, è la parola scelta da Hurriyet. Di “inferno” parla il Varat, mentre Milliyet, tra i quotidiani storici del Paese, bolla i terroristi come “traditori”.

Yeni Safak, vicino al presidente Recep Tayyip Erdogan, di cui sottolinea “l’appello a una lotta comune” con i Paesi occidentali contro il terrorismo, evidenzia il carattere internazionalista che sta assumendo lo jihadismo negli ultimi tempi, e titola infatti “Terrore multinazionale”. Il principale quotidiano di opposizione, Cumhuriyet, titola infine “Il terminale della morte”.

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GM