(Photo credit should read MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)

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L’indagine è solo all’inizio, ma quel treno maledetto non doveva partire da Andria. I nomi di alcune persone – probabilmente dipendenti di Ferrotranviaria – sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Trani per i reati di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo. Il primo tassello dell’indagine sulla strage sanguinosa, di questa estate torrida,  è stato inserito da parte di chi sta indagando su questa intricata vicenda.  Il fascicolo aperto punta dunque al personale di Ferrotranviaria che era in servizio nelle stazioni di Andria e Corato al momento dello schianto: i due capistazione, innanzitutto, ma anche i collaboratori. Le informazioni di garanzia saranno notificate in occasione delle autopsie sui cadaveri delle vittime. Secondo la Procura dunque, il treno partito da Andria, che dopo circa dieci minuti si è scontrato con quello proveniente da Corato, non sarebbe dovuto partire. Lo scontro è avvenuto per un errore umano, ma di chi è la colpa? Non è stata ancora ricostruita l’esatta dinamica dell’impatto, ma ci sono già dei punti fermi. Il primo è il segnale di partenza dato al treno fermo ad Andria: il mezzo si è mosso quando non doveva, con l’ok del capostazione e il semaforo verde di via libera. Cosa è accaduto esattamente? Errore umano o tecnico?Il procuratore Francesco Giannelli, prima di aprire il fascicolo con il registro degli indagati,  ha costituito un pool di quattro magistrati che assieme a lui indagherà in ogni direzione. “Dobbiamo scandagliare ogni possibilità – ha spiegato il pm – anche per non fare l’errore di fermarci a quello che è accaduto”.

Un errore negato da nessuno. “Il treno che è partito per secondo – dice il procuratore Giannella – non doveva partire”. “L’unica stazione di incrocio è quella di Andria – aggiunte il direttore generale di Ferrotranviaria, Massimo Nitti – Quel treno che scendeva da Andria, lì non ci doveva essere”.

Ma Nitti ha anche difeso il sistema di comunicazione e sicurezza basato su un fonogramma, il cosiddetto ‘consenso telefonico’: “E’ una delle modalità di esercizio che viene regolarmente utilizzata nelle ferrovie”. Sicuramente ha ragione, ma i magistrati vogliono capire se davvero tutti i regolamenti e le norme in vigore sono state rispettate. Così come vogliono far luce sulla questione del raddoppio della linea: il progetto è previsto dal 2008 e doveva concludersi nel 2015. Ovviamente non si è concluso. Perché? “Dobbiamo capire. Ci sono tante cose da vedere e da incrociare”, si limita a dire il procuratore.

MD