Morsa da un ratto, odissea per una donna romana

(Pixabay)
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Valentina Fatuzzo, romana residente a Monteverde, giovedì 7 luglio, all’uscita dal cinema, si era fermata con alcuni amici a parlare su una panchina, quando è stata aggredita e morsa da un grosso ratto. L’episodio è avvenuto in piazza San Cosimato, nel centralissimo quartiere di Trastevere. La donna ha spiegato ad Askanews: “Sono in piazza con un gruppo di amici, stiamo chiaccherando, sento qualcosa che si arrampica sulla mia gamba e poi sento un morso. Ma non realizzo perché ho pochissimo tempo per rendermi conto che sono stata ‘assaggiata’ da un ratto. L’istinto è stato quello di muovere la gamba per liberarmi perché lui era ancora con me, agganciato”.

A quel punto, iniziano le peripezie della donna, che va alla guardia medica dove la ferita viene disinfettata. L’indomani si dirige verso il centro antirabbico dell’università La Sapienza, che però non esiste più, quindi un amico medico le consiglia di andare al Policlinico Umberto I, al Centro di igiene e malattie tropicali dove c’è un presidio antirabbico, ma è aperto solo dalle 10 alle 12:30. A quel punto, scopre che non deve fare l’antirabbica ma l’antitetanica associata una profilassi attiva, con la somministrazione di immunoglobuline, un emoderivato considerato ad alto rischio, ma che non le viene dato al pronto soccorso.

Nessuno vuole darle il farmaco

Si tratta peraltro di un farmaco “che le farmacie mi negano perché non vogliono avere realmente la responsabilità di vendere un emoderivato”, per cui Valentina Fatuzzo va al San Giovanni e “mi imbatto in una dottoressa che mi fa presente che il farmaco è molto rischioso e secondo lei io dovrei tornare a casa e non fare nulla. Ritorno dalla caposala che mi è solidale e riusciamo attraverso un consenso informato a sbloccare questa situazione che è molto penosa, e finalmente queste 500 unità di antitetanica attiva mi vengono iniettate”.

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GM