Il racconto choc della studentessa italiana: “Ci sparavano addosso”

Giulia Goio (Web)
Giulia Goio (Web)

Una studentessa e un professore, entrambi italiani e entrambi a Nizza ieri sera. Giulia, che si trovava in gita con altri dieci compagni dell’istituto Don Bosco di Borgomanero (Novara),  ricorda quei momenti con le lacrime agli occhi per l’orrore vissuto: “Ho visto persone cadere sotto ai miei occhi. Spari, urla, gente che scappava. È stato terribile. Erano appena finiti i fuochi, c’era tantissima gente – racconta -. Ho sentito le urla, mi sono girata e ho visto gente cadere a terra travolta dal camion. Abbiamo anche sentito moltissimi spari. Eravamo spaventatissimi, ci siamo messi a correre verso l’albergo dove siamo ospitati e ci siamo chiusi dentro”.

Giovanni invece scrive un lungo post nel quale racconta tutta la drammatica esperienza: “Sono le 4 di notte, io e mia moglie siamo seduti a terra, con le spalle appoggiate al divano, dove dorme nostra figlia. Lei un computer, io un altro: non riusciamo, né vogliamo riposare. Abbiamo seguito la valanga di notizie delle ultime ore, cercando di capire cosa fosse accaduto quando, ignari del perché, ci siamo messi a correre verso casa, consci che le sirene di ambulanze, pompieri e polizia stessero raccontando qualcosa di molto grave”, comincia così il racconto di quanto accaduto a Nizza fatto da Giovanni Gugg, sopravvissuto alla strage e docente dell’Università di Napoli. Il professore ha raccontato che “come ogni 14 luglio, abbiamo trascorso la serata in compagnia di amici sulla Promenade des Anglais, una delle strade più belle al mondo. E, come di consueto, intorno a noi vi erano decine di migliaia di persone, anzi di più, centinaia di migliaia”. Secondo Gugg, “la particolarità di questa festa rende la strage di stasera ancora più abominevole di quella al Bataclan: a Parigi le vittime erano giovani che stavano divertendosi, qui sono delle famiglie con bambini”. Il docente e la sua famiglia vedono gente che scappa “ma non avevamo sentito alcuno sparo, nessuna esplosione, nessun rumore sospetto, quindi ci siamo detti che forse era panico collettivo, magari dovuto al tavolino di un bar fatto cadere dal forte vento. Eppure quel movimento umano continuava e, anzi, si diffondeva, per cui, senza più pensare, ho preso in braccio il passeggino con mia figlia e, insieme a mia moglie e i nostri ospiti, abbiamo cominciato ad allontanarci velocemente anche noi. Conosciamo bene la zona, per cui abbiamo evitato di imbottigliarci nei vicoli, preferendo una strada più ampia e diretta verso casa, che comunque non è molto distante”.

Proprio girando per i vicoli, Giovanni Gugg incrocia decine di persone terrorizzate e in fuga, così sono rientrati in casa e lui e la moglie hanno appreso di quanto avvenuto, del camion impazzito sulla folla e della strage: “Noi siamo salvi e al sicuro, ma adesso ripenso a quei minuti di fuga e mi domando perché non abbia corso prima e più velocemente. Mi sono accorto di aver voluto preferire, più volte, una possibilità innocente come il forte vento ad un’altra ipotesi ben più spaventosa. Forse è normale allontanare da sé il pensiero angosciante, ma sicuramente non si può evitare l’angoscia retroattiva. Specie ora che vedo certe fotografie”.

TUTTE LE NEWS DI OGGI – VIDEO

GM