“Troppi disabili nel villaggio”, dopo la bufera arriva la risposta choc

Iacopo Melio (Facebook)
Iacopo Melio (Facebook)

Il post pubblicato su TripAdvisor di un papà che si lamentava dei troppi disabili presenti nel villaggio vacanze la cui vista avrebbe potuto turbare i suoi figli sta ancora suscitando fortissime polemiche. L’uomo aveva scritto direttamente alla direzione del resort di Roseto degli Abruzzi: “Ho prenotato questo viaggio per far divertire soprattutto i miei figli. Siamo arrivati e nel villaggio era presente una miriade di ragazzi disabili. Premetto non per discriminare ci mancherebbe sono persone che purtroppo la vita gli ha reso grandi sofferenze ma vi posso assicurare che per i miei figli non è un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina. Bastava che la direzione mi avvisava (l’errore nell’uso del congiuntivo potrebbe essere indicativo a proposito del livello culturale di questo signore, n.d.r.) e avrei spostato la vacanza in altra data. Sto valutando o meno di intraprendere una via legale per eventuali risarcimenti”. Lui voleva pure essere risarcito e invece ora si trova al centro di una vera e propria bufera mediatica.

Prima era arrivato il messaggio che ha reso virale la notizia di Selvaggia Lucarelli: “Il gentile signore (anonimo, che eroe) è in vacanza con la famiglia nel villaggio turistico Lido d’Abruzzo a Roseto degli Abruzzi e poverino, ha intenzione di denunciare la struttura perché c’erano troppi disabili. E poverini, i figli sono rimasti impressionati. Mica da un padre così, no, da due carrozzine”. E poi il lungo messaggio di Iacopo Melio, ventiquattrenne attivista per i diritti dei disabili, costretto in una carrozzina: “Se un giorno avrò dei figli saranno sicuramente più fortunati dei tuoi che, poveracci, di colpe non ne hanno. Più fortunati perché scopriranno che la mia carrozzina non è né più né meno di un paio di scarpe nuove con le quali iniziare viaggi, avventure, sogni, destini, speranze. Se mai un giorno avrò dei figli vorrò insegnare loro che la vera disabilità è negli occhi di chi guarda, di chi non comprende che dalle diversità possiamo solo imparare. Disabile è chi non è in grado di provare empatia mettendosi nei panni degli altri, di mescolarsi affamato con altre esistenze, di adottare punti di vista inediti per pura e semplice curiosità. Se un giorno avrò dei figli sapranno che il dolore, quello vero, è nascosto nell’indifferenza e non nella malattia. Che i brutti spettacoli del mondo ce li ha sempre ‘regalati’ la cattiveria umana e mai ladignità. Che il mondo è popolato da persone diverse ma con gli stessi diritti. Che non esiste libertà abbastanza grande di quella che possiamo prenderci per essere felici. Perché vivere significa questo: esser messi in condizioni di poter fare del nostro destino ciò che si vuole, senza mancare di rispetto (ah, che bella parola!) a chi ci sta intorno”.