Strangolata per onore, dissero che era un infarto: la polizia confermò

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Samia Shadid, 28 anni, nel 2014 ha deciso di sfidare il volere dei genitori lasciando il marito per iniziare una nuova vita lontana dal Pakistan. Con un pretesto era stata poi richiamata in patria e uccisa dal padre, Muhammad Shahid, e dall’ex marito Muhammad Shakeel, indignati dal comportamento della ragazza che aveva sposato un altro uomo ed era diventata sciita. Nelle scorse ore è arrivata la drammatica confessione dell’ex marito: “Ho strangolato Samia a morte con un dupatta (una sciarpa lunga)”.

Il padre di Samia Mohammed Shahid è apparso in tribunale accusato di essere un complice del suo omicidio. Entrambi sono stati in custodia cautelare nella città settentrionale di Jhelum. Shahid, di Bradford, era in visita di famiglia nel villaggio del Punjab dove Samia Shadid al momento dell’omicidio. Gli investigatori ritengono che lei sia stata strangolata e accoltellata, ma la sua famiglia ha inizialmente detto che è morta per un attacco di cuore. Una seconda autopsia ha poi rivelato che era stata strangolata. Peraltro, anche i poliziotti avevano spiegato che dall’ispezione cadaverica non erano emersi segni di violenza.

Il suo secondo marito Syed Mukhtar Kazam, che viveva con lei a Dubai, ritiene che è stata assassinata per aver sposato un uomo al di fuori della sua famiglia. Un’indagine completa sulla sua morte è iniziata solo dopo che il signor Kazam ha lanciato l’allarme confidandosi con gli amici nel Regno Unito. Ora gli inquirenti hanno chiesto che le autorità pakistane riesumino il suo corpo e una commissione indipendente che indaghi sulle cause del decesso.

GM