Terremoto, l’uomo salvato e coperto col tricolore ci ricorda chi siamo

Terremoto di magnitudo 6.0 devasta il centro Italia: le immagini di Amatrice distrutta
Foto di Vincenzo Livieri

Quando accadono tragedie come quella del terremoto di magnitudo 6.0 della scala Richter che ha devastato il Centro Italia rimangono sempre poi indelebili nella memoria di chi osserva con ansia quello che accade delle immagini simbolo. Una di queste è senza dubbio quella che ci è arrivata oggi e che ritrae un ragazzo estratto vivo dalle macerie. Il suo volto, incredulo per l’accaduto e grato per essere stato tirato fuori dalle macerie, già dice molto. Poi c’è quella speciale coperta che i soccorritori hanno usato per proteggerlo mentre si trovava sulla barella. E’ un tricolore, una bandiera che mai come in questo caso diventa simbolo e metafora di tante altre cose. Senza troppa retorica va detto che è in momenti come questo che si vede la tenuta e la coesione di un Paese. Gli italiani tutti devono sentirsi uniti nel dolore così come devono sentirsi rappresentati da quel tricolore che fino a pochi giorni fa ci dava gioia se sventolato alle Olimpiadi e ora invece ci ricorda che siamo anche noi un Paese fragile, soggetto a cataclismi naturali devastanti. Siamo un territorio sismico, lo sappiamo. Ma ogni volta che accade una cosa del genere ci stupiamo come se fosse impensabile una tragedia simile. Purtroppo non lo è. Dobbiamo saperlo, esserne consci. Ma dobbiamo sapere anche di poter contare l’uno sull’altro, sul vicino di casa, sull’amico, sul passante. Tutti uniti non solo nel dolore e nel cordoglio per le vittime, ma anche in modo pratico inviando aiuti e soldi attraverso i canali ufficiali già aperti da ore. Beni di prima necessità, pannolini, cibo in scatole, coperte, vestiti. Tutto può servire, tutto può essere un simbolo di fratellanza proprio come quella coperta che in realtà era una bandiera tricolore.

F.B.