(Carl Court/Getty Images)

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La cifra fa paura. L’80% delle abitazioni che si trovano in zone sismiche nel nostro Paese crollerebbero in caso di terremoto di magnitudo simile a quella avuta la scorsa notte nel centro Italia. A dirlo è Alessandro Martelli, ingegnere sismico, presidente del Glis (istituito dall’associazione nazionale italiana di ingegneria sismica). Il professore al quale fu tolta la cattedra in Costruzioni in zona sismica all’università di Ferrara perché la ritenevano inutile (un anno dopo ci fu il sisma che sconvolse l’Emilia) spiega: “L’80% dei fabbricati nelle zone ad alto rischio non reggerebbe un terremoto come quello della scorsa notte. Crollerebbero tutti. Il problema grave di questo territorio è l’enorme patrimonio edilizio del Paese, che è vecchio e non è in grado di sostenere questi terremoti. Il governo dovrebbe stanziare ogni anno una somma nella sua Finanziaria per arrivare alla sicurezza nel giro di un decennio. E invece ogni anno dicono che non ci sono soldi, aggravando la situazione. Poi, quando ci sono terremoti di questo tipo, si spende tre volte tanto di quello che si saprebbe dovuto spendere. In Giappone, un sisma del genere, non avrebbe fatto notizia perché hanno investito molto nell’edilizia”. Tra l’altro in Italia non esiste nemmeno una mappa dei fabbricati a rischio, nemmeno di quelli pubblici come ospedali e scuole. Questo sarebbe solo il primo passo verso una maggiore consapevolezza e preparazione a casi del genere. Un passo che al momento nessuno ha ritenuto doveroso compiere.

F.B.

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