“Ho messo la mia ferramenta a disposizione dei cittadini di Amatrice”

Tito Capriccioli (websource/Twitter)
Tito Capriccioli (websource/Twitter)

Tito Capriccioli, 38 anni, titolare di una ferramenta ad Amatrice è tra i simboli del sisma che ha colpito i Monti della Laga, dove ormai una settimana fa una scossa di magnitudo 6.0 della Scala Richter alle 3.36, seguita da due altre molto forti appena un’ora dopo. Sin da subito, come egli stesso ha raccontato al ‘Corriere della Sera’, si è messo a disposizione del paese, il più colpito in termini di vite umane: qui infatti erano presenti molti turisti, cultori dell’amatriciana ma non solo, e qui è crollato un albergo uccidendo molte persone che erano in vacanza.

Ha spiegato Tito Capriccioli: “Dalla mattina della scossa quando, dopo aver messo in salvo i bambini, sono corso qui per fornire il materiale a chi voleva estrarre i parenti da sotto le macerie. Serviva di tutto: picconi, scale, pale, guanti, funi, qualsiasi cosa potesse essere utile, io l’ho data. Ho detto pigliatevi quello che volete. Andate”. Poi ha proseguito: “Io sono restato qui, perché con il buio, solo io potevo sapere dove andare per trovare le cose”.

Tante le persone che hanno deciso di ringraziarlo per il contributo offerto: “Il gelataio lo ha fatto subito. Ma poi tanti, tanti. Ho fatto solo il mio dovere di cittadino. E poiché sono presidente di una società sportiva ho subito aperto e messo a disposizione il campo di calcio e il palazzetto dello sport”. Poi un pensiero a quanto accaduto la notte del terremoto: “Quella notte la gente cominciava a defluire dal centro. Arrivavano i primi feriti. Li abbiamo curati proprio qui, vede? Abbiamo preso dei fogli di polistirolo per adagiarli sopra. E un’infermiera e una signora li medicavano”.

Tito Capriccioli ammette: “Sarà molto difficile per l’economia di Amatrice ripartire. Sono rimasti tutti senza lavoro. Il pericolo è che chi ha perso il negozio, i familiari, gli amici, decidano di andare via. Ma noi restiamo. E se la scuola riapre iscriviamo i bambini qui”. Infine sulla scuola crollata: “Non vedo una responsabilità oggettiva di qualcuno. L’edificio era quello che era. Forse andavano fatti lavori diversi, di adeguamento”.

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GM