Hillary Clinton, “solo una polmonite”. Ma i democratici corrono ai ripari

Hillary Clinton (BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)
Hillary Clinton (BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

I democratici americani sono in ansia per le condizioni di salute della loro candidata, Hillary Clinton, che ha avuto un malore nel corso delle celebrazioni per il 15esimo anniversario dell’abbattimento delle Torri Gemelle, avvenuto l’11 settembre 2001. Da quanto trapela, il Comitato nazionale del Partito democratico si prepara a tenere una riunione d’emergenza per discutere i piani della possibile sostituzione dell’ex first lady, che stavolta scende direttamente in campo contro il candidato repubblicano Donald Trump.

Non sono solo i media vicini al tycoon candidato conservatore a dare la notizia, ma anche il giornalista della National Public Radio Cokie Roberts ha detto che l’establishment sta “nervosamente cominciando a sussurrare la possibilità che si faccia da parte, e la necessità di individuare un’alternativa”. Chiedono il silenzio e il rispetto della privacy i democratici, come riassume bene i David Axelrod, già guru elettorale di Barack Obama: “Gli antibiotici possono curare la polmonite. Qual è invece la cura per una non salutare inclinazione alla privacy, che crea ripetutamente problemi non necessari?”.

Il responsabile della comunicazione della Clinton, Jennifer Palmieri, ha aggiunto: “Avremmo potuto fare meglio ieri, ma è un fatto che il pubblico conosce più cose di Hillary Clinton che di qualunque altro candidato nella storia americana. In contrasto con Clinton, Trump è stato il candidato meno trasparente della storia moderna”. Chiamato in causa, Trump risponde a distanza: “È triste. Spero che si rimetta al più presto, per incontrarla al dibattito del 26 settembre. Tossiva, era chiaro che qualcosa non andava. Ora dicono che dipendeva dalla polmonite…”.

Nonostante i democratici provino a rassicurare sulle condizioni di salute di Hillary Clinton, si sprecano le voci sui suoi possibili successori: scartato Tim Kaine, scelto da Hillary come vice, ma mai passato per le primarie, sembra improbabile anche che il grande sconfitto della convention, Bernie Sanders, molto amato tra i più giovani, possa rientrare in corsa. Si pensa dunque a soluzioni “interne” come il vicepresidente attuale Joe Biden o il segretario di Stato John Kerry. Intanto, i democratici si dimostrano sempre più deboli mentre è in risalita nei sondaggi Donald Trump.

 

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GM