Addio a Shimon Peres, ultimo baluardo della pace in Medioriente

Shimon Peres (Ilia Yefimovich/Getty Images)
Shimon Peres (Ilia Yefimovich/Getty Images)

Si è spento a 93 anni l’ex presidente israeliano Shimon Peres. Lo statista premio Nobel per la pace nel 1994, insieme al leader palestinese Arafat e a all’israeliano Rabin, per gli accordi di Oslo del settembre 1993, era ricoverato da due settimane a Tel Aviv in seguito a un ictus e le sue condizioni erano considerate irreversibili. Secondo l’editorialista Ben Caspit, che nei giorni scorsi aveva tessuto l’elogio di Shimon Peres, “il caso ci ha messo del suo” e ha fatto sì “che la sua salute avesse un collasso proprio lo scorso 13 settembre, il ventitreesimo anniversario degli Accordi di Oslo, quelli che gli valsero il Nobel per la pace. Da allora, Peres non s’è più ripreso. E non ha avuto neanche un conforto nel fatto che gli Accordi di Oslo fossero collassati molto prima di lui”.

Il “falco divenuto colomba”, come definito spesso dalla stampa, era rimasto sempre un fautore della pace e del dialogo interreligioso: appena due anni fa, nel giugno 2014, vi fu un incontro storico nei Giardini Vaticani tra Papa Francesco, il presidente israeliano Shimon Peres e il presidente della Palestina Abu Mazen, che pregarono insieme per “la pace in Terra Santa”. Qualche mese dopo, il leader israeliano ribadì il proprio impegno a favore del dialogo tra religioni proponendo una “Onu delle religioni” che sarebbe “il modo migliore per contrastare i terroristi che uccidono in nome della fede”. Shimon Peres – come aveva spiegato a ‘Famiglia Cristiana’ – avrebbe voluto proprio Papa Francesco alla guida di questa Onu delle Religioni Unite. Perché, aveva sottolineato in quella circostanza, il Papa “comunque ci ha già provato” a promuovere la pace tra le diverse religioni, “invitando Abu Mazen, il patriarca di Costantinopoli e me a pregare in Vaticano”.

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GM