“Gli italiani? Sono solo dei topi che vengono a rubarci il lavoro”

Propaganda anti-italiana nel Canton Ticino (Facebook)
Propaganda anti-italiana nel Canton Ticino (Facebook)

Dopo il referendum di domenica contro i cosiddetti “frontalieri”, che ha vinto vincere il sì alla chiusura delle frontiere con il 58%, mentre i no sono stati il 39,7%, torna alta la tensione tra Italia e Canton Ticino, il cantone della confederazione elvetica nel quale si parla italiano, con un dialetto che peraltro ricorda quello lombardo, ma dove i nostri connazionali sono tutt’altro che ben visti. I motivi non sono solo legati al mondo del lavoro: ad esempio, finiscono sotto accusa la metà dei reati finanziari che sarebbero commessi da italiani, ma anche la sanità nostrana viene considerata esempio da non imitare. L’Udc, il “partito del ceto medio”, è la formazione politica che più di tutte fa proprie queste campagne e che ha fortemente voluto il referendum di domenica: negli anni passati, nelle sue battaglie politiche, ha rappresentato spesso gli italiani come topi di fogna, facendo irritare anche il governatore di Lombardia, Roberto Maroni.

“Gli svizzeri  non possono considerare i lavoratori lombardi come dei topi, sono lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata, si tratta di persone che svolgono la loro professione, rendendo un servizio alla società ticinese. Senza questi lavoratori, di là, non so cosa potrebbe accadere”, aveva detto il leader leghista, spiegando: “Nelle zone di confine esistono sempre alcuni problemi che dipendono dalla diversità dei due sistemi. Per questo, voglio chiedere a Letta l’istituzione di una fascia di confine, come già avviene per i prezzi dei carburanti, in cui la tassazione sia allineata a quella Svizzera”. In altre occasioni, vennero promossi spot istituzionali, come quello della Camera di Commercio del Canton Ticino, in cui si sostiene la necessità di investire sul territorio e non nel “giardino del vicino”, con evidente riferimento proprio all’Italia. Al di là di Chiasso, insomma, al grido di “Prima i nostri”, i lavoratori italiani sono tutt’altro che graditi.

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GM