Trovato il tesoro nascosto dei rom, la cifra è da capogiro

(Kenzo Tribouillard/Getty Images)
(Kenzo Tribouillard/Getty Images)

Raselma Halilovic è una nomade bosniaca di sessantasei anni. La sua vita si svolge tra le baracche di via Germagnano, a Torino. Ufficialmente Raselma è nullatenente ma sul suo conto corrente in Croazia la polizia ha trovato un milione e trentacinquemila euro. Ma non è la sola della famiglia a conservare un simile tesoro. In totale la procura di Torino ha fatto sequestrare più di cinque milioni appartenenti a questo nucleo familiare. 900 mila euro erano sul conto di un altro parente stretto di Raselma, Bronzo Halilovic, mentre Angela Halilovic, trentasei anni, pur ricevendo un sussidio mensile di 245 euro, in banca ne aveva ben 392 mila. Naim Halilovic invece vive in una casa popolare ma sul suo conto estero ci sono 60 mila euro. E la moglie Susanna Salkanovic non è da meno, avendone ben 108 mila.  Chi è finito nei guai per frode e falso, chi ha qualche precedente per furto. Sono stati i magistrati croati per primi nel 2004 ad avviare un’indagine sui nomadi della Bosnia Erzegovina in Italia. Erano già stati congelati per sospetto riciclaggio i beni di 22 componenti della famiglia Halilovic, ma il provvedimento era in scadenza. I magistrati avevano perciò segnalato la cosa ai pm croati che a loro volta hanno allertato i colleghi torinesi. A questo punto il procuratore aggiunto Alberto Perduca ha coordinato carabinieri e poliziotti della sezione di polizia giudiziaria della procura, in collaborazione con gli agenti della polizia municipale. Quali erano le attività e le fonti di reddito della famiglia? Due anni fa la relazione dell’Europol. Il tribunale di Zagabria sequestra beni probabilmente frutto di una gigantesca evasione fiscale. Chiedendo aiuto ai colleghi italiani si arriva ad individuare come il denaro sia provento di riciclaggio. Gli indagati, quasi tutti appartenenti al clan Halilovic, vivono tra i campi nomadi di Torino, Asti, Massa Carrara e Genova. Sul maxi sequestro preventivo ecco che spicca la figura di Sena Halilovic, sessant’anni, conosciuta come la “regina degli zingari”, che si nascondeva sotto il nome di Amela Seferovic. Il suo nucleo famigliare, implicato in decine di inchieste, aveva una disponibilità di 4 milioni di euro. E ancora una casa-castello a Mostar, una villa abusiva e terreni tra le campagne astigiane. Risulta sposata con un italiano a cui, nel corso degli anni, avrebbe intestato qualcosa come 400 automobili.  Prima dell’intervento della magistratura aveva provato a ritirare 220 mila euro alla Société Générale Splitska Banka (la filiale della banca a Spalato). Ed era riuscita ad esportare all’estero 330 mila euro.
BC