Di Ilva si muore: i dati di uno studio lo dimostrano chiaramente

Ilva di Taranto (ALFONSO DI VINCENZO/AFP/Getty Images)
Ilva di Taranto (ALFONSO DI VINCENZO/AFP/Getty Images)

Uno studio epidemiologico mette in evidenza la relazione causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario a Taranto, la città ionica dove ha sede l’Ilva. La ricerca è stata condotta dalla Regione Puglia sugli effetti delle esposizioni ambientali sulla popolazione residente nei Comuni di Taranto, Massafra e Statte, con la collaborazione del Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, della Asl di Taranto, di Arpa Puglia e di AReS Puglia. Il rapporto illustra i risultati dell’indagine epidemiologica condotta per valutare l’effetto delle sostanze tossiche di origine industriale, emesse dal complesso Ilva, sulla salute dei residenti.

Oltre 300mila le persone tenute sotto osservazione tra il 1 gennaio 1998 ed il 31 dicembre 2010, tutti residenti nei comuni di Taranto, Massafra e Statte. Mentre va avanti il processo ‘Ambiente svenduto’, arrivano dunque questi dati davvero allarmanti: +24% ricoveri per malattie respiratorie dei bambini residenti nel quartiere Tamburi, +26% nel quartiere Paolo VI. Inoltre, l’esposizione alle polveri industriali è responsabile di un +4% di mortalità, in particolare +5% mortalità per tumore polmonare, +10% per infarto del miocardio. Per effetto dell’So2 (anidride solforosa) industriale si registra +9% mortalità, in particolare +17% mortalità per tumore polmonare, +29% per infarto del miocardio.

Si legge nello studio: “La produttività dell’Ilva ha avuto delle variazioni nel periodo 2008-2014 con un declino a seguito della crisi economica (2009), un successivo aumento negli anni 2010-2012, e un declino nel 2013-2014. All’andamento produttivo, e quindi alla variazione delle emissioni, ha corrisposto un effetto sui livelli di inquinamento in prossimità dell’impianto e nei quartieri limitrofi. L’andamento della mortalità ha seguito in modo speculare l’andamento della produttività e l’inquinamento nei quartieri Tamburi e Borgo. Si è assistito a variazioni positive nei tassi di mortalità fino al 2012, a seguito di incrementi del Pm10 di origine industriale, per poi osservare una riduzione sia dell’inquinamento che della mortalità nel 2013-2014”.

In sostanza, “la lettura dei risultati, anche alla luce della letteratura più recente sugli effetti nocivi dell’inquinamento ambientale di origine industriale, depone a favore dell’esistenza di una relazione di causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario nell’area di Taranto”. infine, “la latenza temporale tra esposizione ed esiti sanitari appare breve, ad indicare la possibilità di un guadagno sanitario immediato a seguito di interventi di prevenzione ambientale”.

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GM